“C’è un’indagine penale in corso, ci sono gravi ipotesi di reato, c’è un sequestro penale perché sono morte 43 persone, tra le quali anche un bambino di 8 anni, che quel giorno andavano a lavorare, partivano o ritornavano da una vacanza, e su quel ponte vivevano serenamente un tratto della loro vita ed avrebbero avuto, loro si, il diritto di continuare a farlo, e Aspi avrebbe avuto, soprattutto, il dovere di consentirglielo”. Ci va giù pesante l’Avvocatura dello Stato nei confronti di Autostrade. Il passaggio è contenuto nella memoria difensiva presentata dagli avvocati dello Stato al Tar della Liguria: 32 pagine che fanno capire quanto sarà duro lo scontro legale tra lo Stato e Autostrade intorno al ponte Morandi. Perché l’emozione e il dolore per la tragedia restano, ma adesso sono in ballo centinaia di milioni.

Autostrade, è stato scritto in passato, ha presentato ricorsi a tappeto presso la magistratura amministrativa: contro il decreto Genova nel punto in cui prevede la nomina del Commissario Straordinario Marco Bucci; contro il decreto del Commissario Straordinario che prevede “modalità di affidamento dei lavori delle forniture e dei servizi relativi alla demolizione del Ponte Morandi ed alla costruzione del nuovo ponte”. Ancora: contro il decreto del Commissario “sull’approvazione delle specifiche tecniche propedeutiche all’avvio di una consultazione di mercato finalizzata all’instaurazione di una procedura negoziata senza pubblicazione di bando avente ad oggetto l’appalto dei lavori di demolizione del ponte Morandi e di ricostruzione”. E infine contro il decreto del Commissario Bucci che fissa i termini per la manifestazione delle offerte. Una pioggia di ricorsi anche se, disse Autostrade, “come segno di buona volontà” non avrebbe chiesto la sospensione dei lavori. Già, la questione non è fermare i lavori, ma a questo punto sono gli eventuali risarcimenti. E il rischio per lo Stato, come hanno detto in tanti, è che alla fine togliendo i lavori al concessionario ci rimetta un sacco di soldi.

Autostrade gioca duro. Ma la replica dei due noti avvocati dello Stato Anna Maria Bonomo e Giuseppe Novaresi (per conto della Presidenza del Consiglio, del ministero delle Infrastrutture e del Commissario) è altrettanto dura. Ci sono considerazioni di diritto, come il fatto che la ricostruzione da parte di Autostrade sarebbe stata preclusa dal sequestro del ponte: “Le reticenze narrative che contraddistinguono il ricorso fanno velo al fatto che oltre ai diritti, ripetutamente rivendicati, Aspi avrebbe avuto anche dei doveri in base alla stessa convenzione unica, tra i quali quello, banalmente, di tenere in condizioni di sicuro esercizio la viabilità oggetto di concessione, ponte Morandi compreso”. E più avanti: “E’ necessario uscire dalla fantasiosa favola virtuale e dagli eleganti atti processuali che Aspi ci ha propinato, soprattutto per rispetto delle 43 vite spezzate e delle 566 persone che hanno dovuto abbandonare per sempre la propria casa e la propria vita e delle aziende che stanno chiudendo per gli effetti collaterali del collasso del sistema viario della nostra città. Se la tragedia fosse stata determinata da un cataclisma naturale forse la ricostruzione sarebbe avvenuta con modalità diverse”. Gli avvocati dello Stato aggiungono: “Autostrade affronti questa realtà e si misuri con la concretezza della situazione in essere per farci capire, a prescindere dai contenuti del decreto Genova che sostanzialmente è l’unico atto che vuole impugnare, come e soprattutto quando potrebbe essere in grado anche solo di avvicinarsi ai monconi del ponte per demolirlo e ricostruirlo. E soprattutto di quale potrebbe essere il giorno iniziale dei fantasmagorici tempi di ricostruzione che ha indicato (cinque mesi, ndr)”. Perché “è singolare che ora per demolire e ricostruire il ponte Autostrade indichi circa la metà del tempo che” prima del crollo “aveva dichiarato necessario per il più semplice lavoro di retrofitting”.

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