“Alla luce delle conferme di interesse pervenute da parte di Delta Air Lines ed easyJet a essere partner industriali di FS Italiane nell’operazione Alitalia, il Consiglio di Amministrazione di Ferrovie dello Stato Italiane si è riunito oggi e ha deliberato di avviare una trattativa con le citate Compagnie aeree, al fine di proseguire nella definizione degli elementi portanti del Piano della nuova Alitalia”. Sono le poche parole con cui il consiglio di amministrazione delle ferrovie ha dato il via libera ufficiale alle trattative, finora relegate ai rumor, per trovare un partner industriale. Pochi minuti prima era stato il governo a battere un colpo, con la disponibilità a “partecipare alla costituzione della Nuova Alitalia, tramite il Mef, a condizione della sostenibilità del piano industriale e in conformità con la normativa europea”.

Dopo giorni di silenzi insomma, tutto si è sbloccato in una giornata. Nel pomeriggio era stata l’agenzia Bloomberg a far rimbalzare la voce: la nuova accoppiata DeltaEasyjet in “trattativa avanzata” per entrare nella newco. Piazza della Croce Rossa, infatti, è sì pronta a salire fino al 25% della compagnia, ma ha sempre posto come paletto l’ingresso di una grande compagine. Fino a pochi giorni fa, sembrava in pole position il tandem costituito da Delta e da Air France-Klm, che avrebbero rilevato una quota del 20% ciascuna.

Dopo il dietrofront transalpino per la crisi diplomatica Roma-Parigi, i giochi si son riaperti. Lufthansa non convince: i tedeschi da tempo hanno messo gli occhi su Alitalia, ma non vedono di buon occhio il 51% pubblico e puntano ad una compagnia snellita con almeno 3mila tagli al personale. Alitalia è già stata ristrutturata due volte ed è passata da 20mila dipendenti a poco più di 11.500 addetti.

Ovviamente le parti sociali contano i minuti. Ad oggi i numeri degli esperti parlano di una perdita di oltre 2 milioni al giorno in questo trimestre che innescato la corsa contro il tempo. E i sindacati vorrebbero sciogliere i nodi – soprattutto sui potenziali esuberi – nell’incontro al Ministero dello Sviluppo economico convocato per giovedì da Luigi Di Maio. “Bisogna assolutamente fare presto, è passato troppo tempo e non si può più aspettare – ha avvisato il leader Cgil Maurizio Landini – ci auguriamo che ci sia una risposta precisa sul tipo di accordo che si intende fare su quali sono i partner e quale sia il progetto che si vuole realizzare”.

Quello che tutti vorrebbero evitare è una soluzione spezzatino, opzione invece non lontana dalla realtà se si dovesse optare per il tandem Delta-Easy. “I tedeschi non possono avere il controllo per i limiti europei, mentre Easyjet è interessata a Linate e al corto raggio – spiega il docente di Economia dei Trasporti alla Bicocca Andrea Giuricin – Non è facile immaginare quale sarà la scelta politica. Perché di scelta politica si tratta. È bene ricordare che Alitalia ha perso lo scorso anno circa 500 milioni di euro, vale a dire una somma simile all’utile di Fs. Ricordiamo inoltre che Alitalia ha bisogno di 2 miliardi di euro per un rilancio serio. Chi li metterà? Certamente non il partner straniero”

L’invito di tutti è sbrigarsi, perché, come dice ancora Giuricin, “più passa il tempo, inferiore è il potere contrattuale del governo, si sono persi due anni e si è bruciato il prestito ponte“. Il dilemma Alitalia, insomma, va risolto entro marzo.

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