Passata la buriana sanremese possiamo tornare a parlare di musica di qualità, quella meno sbandierata, e lo facciamo con i C’mon Tigre, duo italiano attorno al quale ruotano musicisti provenienti da più parti del mondo, che si muovono tra tradizione e sperimentazione.

Tra pochi giorni, il 15 febbraio, esce il loro secondo disco intitolato Racines, difficilmente etichettabile, che spazia dal jazz all’afro, dal funk alla disco anni Settanta: radici che sono quelle musicali in cui i C’mon Tigre sono immersi e da cui, con i loro brani contaminati, spiccano il volo per creare ambientazioni sonore inedite. Nel loro nuovo disco i suoni del Mediterraneo si intersecano, intrecciano e sovrappongono con un caleidoscopio di altre sonorità, mentre i testi parlano di sensualità, ossessioni, libertà.

Raccontano storie, stimolano riflessioni, supportate dal booklet di 84 pagine, contenente immagini di vari artisti e fotografi che si abbinano a ogni traccia del disco, creando un universo visionario e parallelo. Qui ne pubblichiamo un video, Behold the man, la traccia itinerante nonché il banco di prova. Abbiamo intervistato i C’mon Tigre per farveli conoscere più a fondo.

Partiamo dal vostro nome, C’mon Tigre, che somiglia a un’esortazione: qual è il significato che dietro di esso si cela?
Il nostro nome è già frutto di contaminazione, c’è la tradizione e lo slang urbano, c’è il Medio Oriente e l’America. È allo stesso tempo provocazione (C’mon Tigre) e protezione (C’est mon Tigre). Il nostro nome è un abito di sartoria.

Come mai avete scelto di intitolare il vostro nuovo album Racines?
Racines è un ritorno alle radici nostre, ma non in maniera nostalgica. Crescendo riesci ad avere una visione più chiara della tua condizione. Idealmente con questo lavoro, e parlo sia della musica che della parte visuale, abbiamo recuperato, entrambi in maniera differente, delle influenze che ci appartenevano fin dall’inizio e che credevamo interessante riaffiorassero.

In cosa si differenzia dal precedente?
Il primo lavoro è un disco più istintivo: abbiamo in parte mantenuto la stessa attitudine, ma nel tempo si cambia, e si raccontano cose differenti in maniera diversa. In Racines abbiamo deciso di utilizzare maggiormente sintetizzatori e sequencer.

Il disco è accompagnato da un corposo booklet la cui realizzazione ha coinvolto numerosi artisti.
La cosa più importante dietro a ciò che pubblichiamo è l’intenzione di lavorare a qualcosa che per noi acquisisca un senso. Lo facciamo con la musica, con le immagini: abbiamo imparato a organizzare abbastanza dettagliatamente il nostro lavoro e nel tempo abbiamo anche avuto la fortuna di incontrare e collaborare con artisti incredibilmente dotati che sono saltati a bordo per il piacere di farlo e per la curiosità di vedere che cosa sarebbe successo.

Come nascono i vostri brani?
Nascono da appunti, melodici o ritmici. Ci prendiamo il tempo necessario per lasciarli riposare, allora sappiamo quali hanno resistito al tempo. Ci mettiamo a lavorare a più mani sulle strutture e una volta che la musica prende anima invitiamo altri musicisti a collaborare. Lì avviene la magia.

Dall’immaginario che la vostra band promana si intuisce che siete contro le politiche del ministro degli Interni Matteo Salvini e l’Italia dei porti chiusi.
Non ci siamo mai occupati di politica direttamente e siamo ben consci di vivere all’interno di una società molto complessa e convinti che ogni gesto quotidiano ha una valenza politica che va oltre le parole. Il nostro è un lavoro totalmente basato sull’apertura e sulla condivisione, è il frutto della collaborazione e dello scambio, non potrebbe esistere altrimenti. Un qualcosa di chiuso è un qualcosa di estremamente limitato, di fine a se stesso. Questa è la base, quello che succede poi dipende da molto altro, lavoriamo in apertura, e questo ci dà l’opportunità di arrivare sempre ben oltre le nostre aspettative iniziali.

Quali sono le vostre ambizioni?
Realizzare tutto ciò che abbiamo in mente, farlo bene ampliando anche le collaborazioni mantenendo questa incredibile e sana atmosfera di condivisione che abbiamo cercato fin dall’inizio. Questo sarebbe, e in parte lo è già, un grande privilegio.

In un mondo in cui c’è chi fa di tutto per apparire, voi avete scelto di mantenere il mistero sulla vostra identità. Siete contrari ai canonici 15 minuti warholiani di celebrità?
Non siamo contrari alla celebrità, anche se nel nostro caso non sarebbe un termine così calzante. Crediamo nell’equilibrio delle cose, e abbiamo da subito voluto mettere in chiaro quali erano i pesi di questo progetto, che vede concentrarsi in un’unica stanza tante facce. In un periodo in cui prima di ogni cosa si cerca di collocare geo/anagraficamente tutto per poterne parlare, mettere avanti i nostri nomi sarebbe stato prevaricante rispetto agli altri. Ci siamo sentiti, pur da registi, di fare un piccolo passo indietro, mettendo avanti i nomi di quelli che sarebbero passati in secondo piano. Un ringraziamento.

Queste le prime date dei C’mon Tigre in tour:
22-02-2019 BOLOGNA – TPO
28-02-2019 MILANO – Santeria Social Club
09-03-2019 ROMA – Monk
10-03-2019 TERLIZZI (BA) – MAT
14-03-2019 TORINO – Hiroshima Mon Amour
15-03-2109 PADOVA – Hall
22-03-2019 BRESCIA – Latteria Molloy
23-03-2019 FIRENZE – Auditorium Flog
29-03-2019 RAVENNA – Bronson

info tour: www.bpmconcerti.com

https://www.youtube.com/watch?v=mjRhFiZCgfs

 

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