Nuovo giorno di impasse sulla questione Tav. Se il ministro Danilo Toninelli oggi ha garantito che l’analisi costi-benefici sarà diffusa per la metà di febbraio, sull’altro fronte il Partito democratico ha annunciato un esposto alla Corte dei Conti “per verificare se lo stop alle gare della Torino-Lione configuri un danno erariale”. Ad annunciarlo sono stati il capogruppo dem Graziano Delrio alla Camera, il governatore del Piemonte Sergio Chiamparino e il deputato Pd in commissione Trasporti Davide Gariglio. Delrio ha ricordato che per Telt, la società incaricata di realizzare la Tav, “ogni mese di ritardo comporta un costo di 75 milioni di euro”. A loro ha replicato lo stesso Toninelli poco dopo: “Questi sono quelli che stanno raccogliendo le firme contro il Reddito di cittadinanza, quelli che, pur di fare il Tav, hanno abbassato la testa di fronte alla Francia e accettato di pagare il 60% del tunnel di base quando, in realtà, solo 12,5 chilometri si trovano in Italia e 45 sono in territorio francese”. Questi, ha aggiunto, “sono quelli che hanno fatto costare le linee “alta velocità” italiane il doppio o il triplo rispetto agli altri Paesi europei. Quelli che, assieme a Berlusconi, hanno speso quasi un miliardo per il Ponte sullo Stretto senza posare una sola pietra. Che dire? Grazie Pd”.

Nella bozza dell’esposto Pd si legge: “Costituisce fatto notorio che con riferimento alla realizzazione dell’opera infrastrutturale Torino-Lione, la cosiddetta Tav, il Governo italiano abbia richiesto al Governo francese uno slittamento cronologico per la realizzazione dell’opera, e in particolare un congelamento della pubblicazione dei bandi, in attesa di conoscere le risultanze di un’analisi costi-benefici”. Ma, continua il testo, “con lettera del 3 ottobre 2018, Telt, soggetto incaricato della realizzazione dei lavori relativi alla sezione transfrontaliera, ha scritto che ‘al di là di un orientamento non significativo di qualche settimana, il decalage ha un impatto medio mensile di 75 milioni di euro e compromette la data-obiettivo del 1 gennaio 2030, dovendosi escludere la possibilità di recuperare tale ritardo attraverso ulteriori contrazioni imposte alle imprese'”. E si conclude: “Poiché al momento della presentazione della presente denuncia – si legge ancora nel testo – il termine di ottobre indicato dalla società è ampiamente decorso, si ritiene configurabile con certezza il danno”.

Venerdì primo febbraio Matteo Salvini sarà in visita al cantiere di Chiomonte. Mentre Luigi Di Maio ha detto che non si recherà sul posto: “Non ci vado”, ha detto nel corso della conferenza stampa “Se lo diciamo lo facciamo”, “perché è un cantiere che non è mai partito, perché non si è ancora scavato di quel tunnel, dove deve passare il treno, neanche un centimetro”. Di Maio ha poi assicurato di avere “fiducia in quello che sta facendo il ministro Toninelli, che non sta ritardando sull’analisi costi-benefici per un pretesto, ma perché il nostro percorso è pienamente rispettoso del contratto di governo che parla di ricontrattazione in cui si deve coinvolgere anche la Francia. Il lavoro di Toninelli è di confrontarsi con Francia e Ue per arrivare alla conclusione prevista dal governo, cioè la ridiscussione di quell’opera”. E comunque, ha concluso, “Torino ha bisogno della metropolitana, un investimento sulla linea 2 di circa 2 miliardi: noi non vogliamo prendere quei soldi e metterli da un’altra parte, ma reinvestirli su quel territorio in opere di mobilità urbana ed extraurbana, come la Asti-Cuneo“.

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