L’ultimo “lo chiuderemo” risale a tre giorni fa, il primo ancora ai tempi di Radio Padania. Ma appena diventato ministro dell’Interno, Matteo Salvini aveva cambiato strategia, riducendo soltanto la sua capienza: da 3mila ospiti a 2.400. Ora arriva la notizia dei primi trasferimenti dei migranti ospitati nel Cara di Mineo. Per 50 di loro la partenza è in programma il 7 febbraio, mentre entro fine mese lasceranno la struttura altri cento. Lo ha annunciato lo stesso Salvini, sottolineando la volontà di chiudere il Centro in provincia di Catania entro la fine del 2019, mentre quando era all’opposizione voleva “chiuderlo subito” perché era una “vergogna a cielo aperto”. “Avevamo promesso la chiusura dei grossi centri e lo stiamo facendo. Bagnoli e Cona in Veneto, Castelnuovo di Porto a Roma, a breve Mineo – commenta il vicepremier – Sono orgoglioso del nostro lavoro per offrire servizi migliori ai veri profughi e per stroncare l’illegalità. Dalle parole ai fatti”.

Il processo per arrivare all’effettiva chiusura del Cara però sarà ancora molto lungo: attualmente nel centro sono ospitati 1.186 richiedenti asilo, 15 titolari di protezione internazionale, 94 titolari di permesso umanitario e 8 richiedenti asilo per i quali è stata attivata la procedura Dublino. La redistribuzione, fa sapere il Viminale, sarà programmata di mese in mese e prevede l’inserimento nel Siproimi (l’ex sistema Sprar) dei 15 titolari di protezione internazionale e il trasferimento degli altri in tutte le province siciliane. Dai trasferimenti saranno esclusi al momento i nuclei familiari con minori e le persone vulnerabili, che in gran parte coincidono con coloro che sono titolari di protezione umanitaria.

La notizia dell’inizio dei trasferimenti arriva appunto a tre giorni di distanza dall’ultima inchiesta che ha coinvolto il Cara di Mineo. Il 28 gennaio la Dda ha firmato un decreto di fermo per 19 ospiti del centro, ai quali vengono contestati i reati di  associazione mafiosa, traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope e violenza sessuale aggravata. Secondo l’accusa si trattava di una cellula dell’organizzazione criminale mafiosa nigeriana di matrice cultista denominata Vikings.

Salvini parlava di chiusura del centro già nel 2014 dopo che, come ha documentato il fattoquotidiano.it, sono emerse le condizioni deplorevoli in cui vivevano i migranti ospiti nel Cara. “Chiudere il cara di Mineo, bloccare mafia e invasioneSi può fare“, scriveva ancora sui social network il leader del Carroccio il 13 febbraio del 2017. Era il giorno in cui la procura di Catania aveva chiesto il rinvio a giudizio per diciassette persone: tra loro c’è anche Giuseppe Castiglione, all’epoca sottosegretario all’Agricoltura e leader del Nuovo Centrodestra. Era uno degli uomini chiave di Angelino Alfano, predecessore di Salvini al Viminale e nemico numero uno del segretario della Lega. Che infatti era arrivata a presentare una mozione di sfiducia per l’ex ministro dell’Interno, motivandola con un’inchiesta del fattoquotidiano.itsugli uomini legati di Ncd e il business dell’accoglienza.

*Nella foto: Salvini dorme al Cara di Mineo

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