Percentuali che ballano, voti annullati e ricorsi. In attesa dei risultati definitivi delle primarie nei circoli, il Partito democratico fa i conti con tensioni interne e malumori. Secondo fonti vicine al candidato Nicola Zingaretti infatti, il presidente del Lazio è in testa con il 49,1 per cento delle preferenze e lo sfidante Maurizio Martina è fermo al 35,1 per cento. Per l’area vicina all’avversario invece, Zingaretti sarebbe al 47 per cento e Martina al 36. Se Zingaretti avesse superato il 50 per cento delle preferenze, si sarebbe potuto non fare le primarie nazionali. Ma, salvo sorprese, a questo punto si dovrà andare al voto: “Basta polemiche e divisioni sui dati”, ha detto in una nota Zingaretti. “Aspettiamo quelli ufficiali che sono sicuro saranno forniti nella massima trasparenza il prima possibile. Sono molto contento del risultato ottenuto sulla mia proposta politica, ben oltre ogni più ottimistica aspettativa, e soprattutto dal sostegno e dalla mobilitazione registrati in tutte le regioni d’Italia. Ha ragione Martina: comunque la partita è aperta. Per cambiare completamente questo partito il 3 marzo tutti a votare alle primarie“.

Gli scontri fra l’area Zingaretti e quella Martina – Un messaggio di distensione quindi, che però stride con i commenti off the records che arrivano dall’area vicina a Zingaretti: “Il punto è questo, o ci imputiamo e stravinciamo. Oppure lasciamo perdere, vinciamo comunque con 11 punti di scarto e aspettiamo i dati definitivi…”. Per l’area Zingaretti, comunque, il voto tra gli iscritti è stato oltre ogni aspettativa: “Dicevano che avremmo perso e invece abbiamo ribaltato tutti i pronostici. Non superiamo il 50%? Ogni volta che lo ricordano, ci fanno un favore così potremmo chiedere a tutti di venire ai gazebo e fare un ultimo sforzo per avere un segretario eletto alle primarie il 3 marzo”. L’ala avversaria, che fa capo appunto a Martina, si dice invece comunque soddisfatta: “Alla fine Zingaretti chiuderà con circa 80mila voti, oltre 12mila dei quali presi nel ‘suo’ Lazio”. Mentre arrivano i voti degli ultimi Circoli che hanno votato al Congresso del Pd, nei capannelli di parlamentari che sostengono Maurizio Martina si tira un sospiro di sollievo: “Si può dire, in sostanza, pericolo scampato…”. Secondo i dati in possesso di fonti parlamentari che al Congresso appoggiano Martina, il risultato di Zingaretti non è distante da quello ottenuto tra gli iscritti da Andrea Orlando che, nel Congresso precedente del 2017, complessivamente arrivò a circa 66mila voti (contro i 175 mila circa di Matteo Renzi, allora vincitore). “Al di fuori del Lazio, il risultato di Zingaretti pareggia praticamente ovunque quello dell’ex ministro della Giustizia”, dicono i parlamentari vicini a Martina. Un deputato fiorentino, in particolare, alla Camera cita alcuni numeri: “In Toscana, dove arriva primo, Zingaretti prende 8400 voti, 200 in meno degli 8600 che a Orlando valsero il 30% nel 2017”. E ancora: “In Umbria il governatore del Lazio prende circa 1700 voti contro i 1600 raccolti da Orlando due anni fa; in Liguria 200 circa per Zingaretti, 400 in più per Orlando”. Dalle parti dei sostenitori della mozione Martina, poi, il ‘verdetto’ risulta chiaro accostando i voti presi da Zingaretti a quelli presi dagli altri due candidati finiti sul podio, Martina e Giachetti: “Vuol dire che l’area renziana e riformista è ancora in maggioranza nel Pd“, sottolinea un senatore dem.

I circoli e le cifre contestate – Braccio di ferro tra l’area Zingaretti e quella Martina è soprattutto sui congressi di circolo in Campania e Sicilia. Diverse votazioni sono contestate e oggi saranno al centro della riunione della Commissione congresso al Nazareno. Per quanto riguarda la Campania (dove sarebbe in testa Martina soprattutto grazie all’84,3% ottenuto a Salerno, ‘feudo’ di De Luca) mancano all’appello i risultati di 36 circoli: il 28 gennaio sera la commissione regionale ha inviato a Roma un dato incompleto senza i verbali di 36 circoli, circa un terzo dei 126 totali. In Sicilia la faccenda è ancora più complessa. Anche qui Martina sarebbe in testa con il 48% seguito da Zingaretti al 45% ma le percentuali potrebbero cambiare a seconda di come verrà gestito il voto contestato di alcuni circoli. C’è il caso di Trapani dove Zingaretti ha ottenuto l’84,5% ma il presidente della commissione provinciale trapanese (renziano) ha annullato il voto per alcune irregolarità formali. E poi c’è Palermo. Qui il presidente della commissione provinciale, vicino al renziano Davide Faraone, ha annullato il voto di una serie di circoli perché non sarebbe stato consegnato l’incasso delle tessere, circoli in cui l’area Zingaretti sarebbe maggioranza.

Intanto stanno arrivando i dati definitivi delle varie regioni. Zingaretti ha vinto il congresso tra gli iscritti Pd dell’Emilia-Romagna con il 52,1% dei voti. È il dato definitivo delle 562 assemblee di circolo che si sono tenute in queste settimane in tutta la regione con la partecipazione di 16.830 iscritti dem. Zingaretti ha ottenuto 8.697 preferenze contro le 5.407 di Maurizio Martina (32,4%) e le 2.139 di Roberto Giachetti (12,8%). Seguono Maria Saladino (168 voti, 1%), Dario Corallo (146 voti, 0,8%) e Francesco Boccia (114 voti, 0,6%). Ha vinto invece a Napoli e provincia Maurizio Martina, che ha chiuso la primo posto il voto nei circoli per le convenzioni nazionali. Dai dati ufficiali certificati dalla commissione provinciale per il congresso, il segretario uscente esce primo con 4.623 voti, il 53,9% del totale. Al secondo posto Nicola Zingaretti con 2958 voti, equivalenti al 34,5%, terzo Roberto Giachetti con 716 voti, l’8,3%. I dati sui candidati alla segreteria regionale non sono stati certificati dalla commissione: i primi dati che circolano vedono Leo Annunziata, sindaco di Poggiomarino, intorno al 60%, seguito da Armida Filippelli intorno al 25%.

 

 

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