È un po’ come salire sul palco dell’Academy Awards nella notte degli Oscar. Come aggiudicarsi un Tony Award a Broadway, un Laurence Olivier nel Regno Unito o il Molière a Parigi, i più importanti premi teatrali in Europa. Quest’anno, per la prima volta in 42 anni di storia anche il Teatro dell’Acquario di Cosenza, fondato dalla Cooperativa Centro Rat, ha vinto il trofeo più ambito per i teatranti in Italia, il Premio Ubu, giunto alla 41esima edizione, fondato nel 1978 da Franco Quadri, critico e saggista scomparso nel 2011, e organizzato da allora dall’omonima Associazione Ubu per Franco Quadri.

Dopo averne esaminato il curriculum, i giudici Ubu hanno riconosciuto al piccolo grande teatro cosentino di “avere nel corso degli ultimi quarantadue anni creato, inventato, organizzato il teatro, in tutte le sue forme, in una città complicata come Cosenza”. Dove nel 1984 sarebbe dovuto andare in scena anche Eduardo De Filippo, come testimonia una lettera originale e firmata da Eduardo in persona a ottobre di quell’anno, che campeggia nel bistrot del teatro: in poche ma preziose righe si scusava con il direttore artistico, Antonello Antonante, di essere costretto a rinviare l’appuntamento in Calabria a causa della malattia che lo portò via pochi giorni dopo.

Peccato che ciò che l’Ubu ha riconosciuto, il Mibac ha tolto. Infatti, per la prima volta in tanti anni, il Centro Rat è stato completamente escluso dai finanziamenti del Fus per il triennio in corso, 2018-2020. “Non è una novità, siamo stati sempre interessati da tagli statali o regionali, ma l’esclusione totale non era mai avvenuta, ed è stato l’ultimo atto del governo Gentiloni”, spiega lo staff dell’Aquario. La Commissione esterna di esperti nominata dall’allora ministro Franceschini, infatti, ha drasticamente svalutato tutto il progetto di Antonante, assegnandogli un punteggio di 9.20 rispetto ai 10 punti che servono per essere ammessi alla fase del finanziamento. Dal Mibac fanno sapere che la valutazione della commissione di esperti si basa sul decreto ministeriale 27 luglio 2017 e sul Vademecum allegato che stabiliscono una serie di criteri precisi, inerenti, per esempio, la qualità artistica, la produzione, la programmazione, le tournée. “La storicità dei teatri non conta nella valutazione, è importante la continuità del progetto che viene monitorato anno per anno – spiegano -. Per noi la questione amministrativa è chiusa e non c’entra il premio Ubu che peraltro è arrivato 7 mesi dopo il taglio dei fondi”.

Ma come nelle migliori pièce, potrebbe esserci un colpo di scena. La partita Acquario Fus, infatti, è ancora aperta perché il Tar del Lazio ha accettato il ricorso e a metà febbraio deciderà se investire nuovamente il Mibac, che intanto è passato sotto il dicastero Bonisoli del M5S, di procedere a una nuova valutazione. Intanto il Teatro dell’Acquario ha avuto il sostegno di Moni Ovadia: “Negare i finanziamenti all’Acquario è una scelta del tutto insensata e inconcepibile e rende l’idea della poca importanza che questo minuscolo Paese dà alla cultura, soprattutto in certi territori. Per me l’Acquario è un importante compagno di strada, un teatro di riferimento per costruire la civiltà della polis”.

Il Centro Rat da quando è nato ha consentito a tanti giovani con la passione per la drammaturgia di sperimentare il teatro nella loro regione, senza dovere per forza emigrare. Ha puntato molto sulla formazione, con i progetti del teatro per ragazzi, ha portato i suoi spettacoli all’estero, rappresentando degnamente la Calabria e il sud. “Adesso, però, cresce la paura di abbassare per sempre le saracinesche – lamenta Antonante – navighiamo in acque molto agitate e rischiamo che dopo 42 anni questo progetto possa finire del tutto”. Starà al Tar del Lazio prima e al Mibac, forse, decidere se chiudere definitivamente il sipario.

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