Se a scriverlo è il Wall Street Journal c’è da credergli. I migliori investimenti nel 2018 sono stati in luxury items, opere d’arte, macchine d’epoca, vini pregiati e diamanti.  Ce lo conferma Giacomo Rigante, tra gli ideatori di Worldwidedelux, una società specializzata in eventi al top e in conciergerie di lusso, 24 ore su 24, 7 giorni su 7: perché i “capricci” di sfarzo e magnificenza non riposano mai. Perché no, investire in selle di coccodrillo come quelle di Billionaire, il brand di Flavio Briatore in sinergia con Philip Plein, che ha sfilato nel cortile del Palazzo del Senato di Milano, tra giocatori di polo e cavalieri mascherati. Ci sarebbe anche il trench di cocco con risvolti di visone… un po’ eccessivo, solo Fedez potrebbe indossarlo!

La chiamano Milano Men Fashion Week, ma, in tempi di crisi, si è ristretta a un lungo e farcito week end. Molte griffe preferiscono sfilare insieme alla Collezione Donna che riceve più grancassa mediatica. Come ha già fatto Moschino, la sua sfilata Uomo e Donna, fuori calendario a Roma, è stata fastosa. Onirica. Il defilé trofeo negli studios di Cinecittà, in mezzo a capitelli giganteschi e colonne spezzate, è stato un omaggio a Fellini e ai suoi personaggi di Satyricon, 8 e 1/2 e Casanova. E visto che Moschino osa e osa sempre di più, in cerchio intorno a una gigantesca torcia dell’antica Roma, il più sbalorditivo dei modelli era il clone/marajà con tanto di fascia fasciante i fianchi in taffetà giallo/oro, turbante e orecchini pendenti da ex voto. 

Si vestirà così il maschio urban? Indosserà anche il papillon/bijou in maglia metallica di Dolce & Gabbana, felpa oversize e cardigan ultra/leggeri in cotone anti/pilling da street style di Luca Larenza (si definisce campano doc e writer che intreccia fili e colori), kimono svolazzante e parka in pvc riciclabile del new talent Marcelo Burlon. Per l’instagramer Lorenzo De Caro che fa tendenza quasi come Fedez sono un must to have.

E consoliamoci  che il fatturato della moda maschile sia in crescita: con un rialzo del 3,4 % e l’export che cresce del 5,2%. “La Fashion week milanese sta comunque  dando segnali incoraggianti – mi dice Alan Prada, osservatore di mode e modi e vicedirettore di Vogue -. Per le sfilate direi che ce ne sono state molte interessanti. Zegna ha sfilato in stazione Centrale con un uomo anti-classico che però ha dato prova di forza e coerenza, Marni dove Francesco Risso ha portato in passerella un uomo eccentrico ma reale, Prada e i suoi cortocircuiti poetici fatti di contrasti à la Frankenstein, Emporio Armani elegante, fluido, l’essenza dello spirito del marchio. E poi ancora Versace, Msgm oltre che il brand in ascesa Sunnei!”.

Diplomato all’Accademia delle Belle Arti di Napoli, da Montedidio, il quartiere dove è nato, Alessandro Dell’Acqua ne ha fatta di strada, ex enfant prodige, a soli 23 anni direttore creativo di Jenny, oggi spazia dal suo headquarter meneghino di 1500 metri quadrati a flagship store a Tokyo, Hong Kong, Pechino e Seul. Vedendo le sue creazioni  non si ha mai il sentore del già visto e il suo fatturato è in crescita del 114%.

Anche il Just Cavalli si mette in ghingheri ma i suo fronzoli sono canterini e si chiamano Gianluigi Lembo & band che esportano il sound caprese di  “Anema e core” e farebbero ballare tammurriate e tarantelle anche ai tavoli. Altro portatore sano di napoletaneità è Gianluca Isaia che con sapienza sartoriale firma una collezione dedicata al Teatro San Carlo. 

Ma Parigi azzarda di più: l’uomo Louis Vuitton sfila con fluttanti gonne plissettate fino ai piedi e dall’orlo asimettrico e massicci cappotti imbottiti  in un allestimento che strizza l’occhio al sociale ma che comunque fa spettacolo: bidoni della spazzatura, graffiti, materassi da barboni, gruppo jazz e passi di danza alla Michael Jackson.  Fra le cinquanta e oltre sfumature dell ’Haute Couture al Gran Palais si alza il sipario su Chanel in un soleggiato scenario mediterraneo tra palme, prati pettinati e piscina. Gonne a coda di pesce e vaporose acconciature alla Marie Antoinette. Tra tante celebrities in prima fila, da Sofia Coppola a Marion Cotillard, un’ assenza eccellente quella di Karl Lagerfeld, 85 anni, che per la prima volta non fa il giro finale di passerella. Comunicato ufficiale: troppo stanco. Da Amburgo si trasferì a Parigi nel 1953 dove Madame Zereakian, la veggente armena di Christian Dior, gli disse che avrebbe avuto successo nella moda. Ha avuto ragione.

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