Nessuno scontro sui migranti tra Roma e Berlino. Nessun “caso Germania”, come titolava oggi in edicola il Corriere della Sera. Dopo l’annuncio della decisione tedesca di sospendere temporaneamente l’invio di navi alla missione Sophia, buona parte della stampa italiana ha calcato la mano su quanto fatto trapelare dall’agenzia tedesca Dpa, secondo cui tra i motivi della scelta c’era “la politica dei porti chiusi dell’Italia”. Ma le dichiarazioni che arrivano oggi da Berlino smentiscono appunto una tensione con Roma. “La cancelliera Angela Merkel mi ha confermato che non vogliono ritirarsi da Sophia”, ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a margine del Forum economico mondiale. D’altronde Berlino aveva fin da subito sottolineato che i soldati tedeschi sarebbero rimasti al quartier generale dell’operazione.

Come ha spiegato il portavoce del ministero della Difesa, “il comando italiano ha spedito la Marina tedesca da quasi un anno negli angoli più remoti del Mediterraneo. Da almeno sei mesi noi non abbiamo avuto un compito sensato“. Per questo la Germania accusa il governo Conte, con la sua linea dura sui migranti, di aver sabotato Sophia. Ma, allo stesso tempo, ha sottolineato il portavoce del ministero degli Esteri, Berlino ha “sempre trovato legittima” la posizione di chi chiede una migliore distribuzione dei profughi. Ovvero quella che è da tempo la richiesta dell’Italia, ribadita oggi da Luigi Di Maio a L’aria che tira su La7: “Sophia deve continuare se gli altri Paesi del Mediterraneo aprono i porti“.

Quindi, se da un lato la Marina tedesca accusa il comando italiano di Sophia di aver boicottato la missione, per evitare che le navi europee salvino migranti e li facciano sbarcare in Italia (come prevede l’operazione), dall’altro la Germania si unisce a Roma nella richiesta di una revisione delle regole d’ingaggio. Anzi, in questo senso la mossa tedesca di non inviare più navi nel Mediterraneo, arrivati a poco più di due mesi dalla scadenza della missione fissata al 31 marzo prossimo, serve proprio a mettere pressione all’Unione europea affinché Sophia venga modificata. Negli ultimi mesi, ha sottolineato il portavoce del ministero della Difesa, “la missione non ha più svolto i compiti previsti dal mandato originario”, cioè il contrasto al traffico di esseri umani. La Germania quindi “partecipa ancora alla missione Sophia” ma, ha aggiunto il suo collega agli Esteri, il governo tedesco si è speso a livello europeo perché il principio della redistribuzione venga accettato e ha dato la sua disponibilità.

Anche l’ammiraglio Enrico Credendino, comandante della missione Sophia, ha spiegato che “Berlino non si ritira dall’operazione”, ma semplicemente “la nave che doveva arrivare il 6 febbraio rimarrà in Germania pronta a muovere in due settimane, in attesa che si chiarisca la situazione dei porti di sbarco e il futuro dell’operazione”. La decisione tedesca diventa quindi un assist per il governo italiano che da tempo chiede che i migranti salvati nell’ambito di Sophia vengano redistribuiti tra i Paesi Ue, tramite una meccanismo di rotazione dei porti di sbarco che però a fine agosto scorso fu bocciato dai ministri della Difesa europei nel vertice di Vienna. La posizione della Germania “certifica il fallimento dell’Ue sull’immigrazione”, ha rimarcato il M5s nel Blog delle Stelle. Mentre anche Matteo Salvini ha più volte ribadito che “o cambiano le regole o finisce la missione Sophia”. Una posizione poi chiarita dal ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi: “L’Italia non ha mai chiesto la chiusura di Sophia. Ha chiesto che siano cambiate, in rigorosa e doverosa coerenza con le conclusioni del Consiglio Europeo di giugno 2018, le regole relative agli sbarchi delle persone salvate in mare”.

Sul fatto che Sophia vada cambiata Berlino e Roma sono d’accordo. Così com’è sul fatto che, com’è attualmente, non funziona. La missione “ha contrastato il traffico di esseri umani nel Mediterraneo fino quasi a fermarlo del tutto, addestrato la guardia costiera libica, e salvato vite. Ha portato tutta l’Ue nel Mediterraneo, dove l’Italia era sola prima del 2015″, hanno ricordato fonti vicini a Lady Pesc, Federica Mogherini. Per poi aggiungere che “se oggi l’Italia, che ha il comando e il quartier generale dell’operazione, non vuole più Sophia, siamo pronti a chiuderla“. Fin da questa estate il governo critica la missione europea: dopo il caso del pattugliatore irlandese arrivato a MessinaDanilo Toninelli aveva parlato di “folle accordo voluto da Renzi”. L’Italia in realtà chiede appunto la rotazione dei porti di sbarco e Bruxelles è pronta a lavorare per una nuova intesa. Ma sa che serve la disponibilità dei Paesi Ue: per questo chi è vicino a Mogherini non esclude la fine di Sophia, per il momento prorogata fino al 31 marzo.

Salvini – Una posizione che il titolare del Viminale ha ribadito anche oggi ai microfoni di Radio Anch’io. “La missione navale ha come ragione di vita che tutti gli immigrati soccorsi vengano fatti sbarcare solo in Italia. Accordo geniale sottoscritto dal governo Renzi, non so in cambio di cosa. O cambiano le regole o finisce la missione”, ha scritto su Twitter, riportando il suo intervento a Radio 1. “È da sei mesi che chiediamo il cambio delle regole della missione Sophia”, ha ripetuto poi Salvini in conferenza stampa. “In sei mesi in Europa ci hanno detto sempre no. Se ora qualcuno, pensando di fare un danno all’Italia, si sfila, per noi non è assolutamente un problema. Ce ne faremo una ragione”.

Il M5s sul blog – “La Germania prende atto di quello che ripetiamo da anni: l’Europa non dà una risposta comune a un fenomeno di portata mondiale e che viene alimentato anche dal comportamento neo-coloniale di alcuni Stati europei”, si legge in un articolo sul Blog delle Stelle che ricorda appunto i tentativi del M5s e poi della ministra Elisabetta Trenta per introdurre il principio della rotazione dei porti di sbarco. “Se vogliamo davvero sconfiggere i trafficanti di esseri umani – continua l’articolo – servono piattaforme europee nei Paesi terzi di transito considerati sicuri, in modo da identificare lì i richiedenti asilo e rilasciare un visto umanitario. Solo così si dà una risposta legale ed una gestione efficace dei flussi migratori”. Il post ricorda anche che, secondo uno studio del Parlamento europeo,  “i costi economici per l’Ue e gli Stati Membri dovuti alle lacune del sistema europeo comune di asilo” sono stimati in “49 miliardi di euro all’anno”.

Tajani – Anche il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, sostiene che l’operazione “va conservata” ma “modificata, costringendo tutti i Paesi europei ad essere parte di un’azione contro l’immigrazione”. “Non è una questione che riguarda solo il sud e non è neanche una questione che riguarda solo la Germania quando si tratta dei profughi siriani”, afferma Tajani in merito all’operazione. “Per questo noi abbiamo detto di rivedere il regolamento di Dublino“, precisa il presidente del Parlamento Ue, ricordando che “la Plenaria ha proposto con un voto vincolante la riforma di queste regole con una proposta che punta a ricollocare immediatamente tutti i rifugiati che arrivano nel Paese di approdo”. Il presidente dell’Eurocamera sottolinea che “quello che ci interessa è la solidarietà“.

Il Partito democratico – Critiche le opposizioni che hanno commentato la posizione di Salvini definendola “una minaccia grave e sbagliata“. “Ricordo a tutti che l’operazione Sophia ha permesso una azione coordinata e importante di contrasto al traffico di essere umani- ha detto il senatore Pd Alessandro Alfieri, capogruppo dem in commissione Esteri al Senato – L’Italia è alla guida oggi di questa operazione”. Le “minacce” di Salvini che “si dice pronto ad abbandonare questa operazione per ritorsione contro la Germania sono gravi, sbagliate e dimostrano che il governo non vuole affrontare in modo serio il problema dei flussi migratori ma solo agitare il tema immigrazione per fare propaganda”, ha aggiunto Alfieri.

La missione, avviata ufficialmente il 22 giugno 2015, è attualmente in una fase di proroga: il 21 dicembre scorso, infatti, il Consiglio d’Europa ha esteso il mandato dell’operazione fino al 31 marzo 2019. Ad oggi partecipano 26 su 28 nazioni europee e per l’Italia è previsto un impiego massimo di 470 militari, una nave e due assetti aerei.