A sorpresa, dopo oltre 140 udienze, al processo per la strage di Viareggio si è presentato Mauro Moretti, l’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, condannato in primo grado a 7 anni di reclusione dal tribunale di Lucca. “È un’udienza importante, ecco perché l’ingegnere è in aula” ha affermato il legale Armando D’Apote. Con lui, davanti alla Corte d’appello di Firenze, erano presenti anche altri manager condannati in primo grado, tra cui Vincenzo Soprano, ex amministratore delegato di Trenitalia, e Mario Castaldo, allora direttore della Divisione Cargo, entrambi condannati a 7 anni. I condannati, in tutto, furono 23: dovevano rispondere a vario titolo per omicidio colposo plurimo, disastro ferroviario, lesioni colpose plurime gravi e gravissime, incendio colposo. Moretti è stato ritenuto responsabile dai giudici di primo grado per il ruolo rivestito come amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana, un incarico ricoperto prima del disastro, ma che avrebbe portato, secondo i giudici, a omissioni sistematiche in materia di valutazione del rischio e sicurezza della circolazione.

Era il 29 giugno 2009 quando un treno merci carico di gpl deragliò alla stazione di Viareggio. Pochi minuti prima della mezzanotte, una cisterna si ribaltò, andando a strusciare contro un elemento della ferrovia che, secondo l’accusa, non avrebbe dovuto essere lì. Dallo squarcio nella cisterna, fuoriuscì il gas propano, che, improvvisamente decompresso, nel giro di 180 secondi, inglobò le strade vicine e provocò un cosiddetto flash fire, una bomba di fuoco che uccise 32 persone, tra cui tre bambini tra i 2 e i 4 anni.

Dalla sicurezza con cui Mauro Moretti, la mattina del 30 giugno 2009, affermò che Ferrovie non c’entrava niente con il disastro; passando per lo “spiacevolissimo episodio”, con cui definì la strage, e le promozioni e gli encomi ricevuti da parti dello Stato, fino al Quirinale, quando era indagato e poi imputato; per finire con il licenziamento del ferroviere viareggino Riccardo Antonini, colpevole di aver fatto da consulente ai parenti di una vittima. Così Moretti si è conquistato l’avversione dei familiari di Viareggio. Che oggi hanno assistito, increduli, all’improvviso affacciarsi in aula, dopo 6 anni, di quello che, mediaticamente, è stato a lungo il convitato di pietra.

Moretti è rimasto in silenzio, ad ascoltare il relatore della Corte mentre faceva il punto sul processo. Il calendario fissato è serrato: due o tre udienze a settimana, per tentare di giungere a sentenza entro primavera. Gli imputati – tra essi, oltre a varie aziende e manager ed ex manager che fanno capo alla holding Ferrovie dello Stato, anche responsabili e dipendenti delle aziende Cima, Jugenthal e Gatx Germania – avranno tempo nella seconda metà di febbraio, di dimostrare di essere estranei alla vicenda. La difesa punta innanzitutto a far cadere l’aggravante dell’incidente sul lavoro, basandosi sul fatto che i morti non erano lavoratori. Un altro punto chiave del processo è la valutazione del rischio nel trasporto di merci pericolose, che avrebbe ignorato la densità di popolazione lungo la tratta. Mercitalia, l’azienda di Ferrovie delegata al trasporto merci, nella richiesta di appello, si difende spiegando che “il rischio di morte o lesioni di una sola persona è per l’impresa inaccettabile” e quindi, è il sotteso, non fa differenza che intorno ai binari ci abitino migliaia di persone o nessuno.

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