Da un lato, l’assenza del governo criticata dalla segretaria uscente Susanna Camusso. Dall’altro il messaggio di Sergio Mattarella, che ricorda come “nella storia repubblicana il sindacato è stato protagonista” della crescita economica e dei diritti dei lavoratori. Il congresso della Cgil, chiamata a scegliere il nuovo segretario tra Maurizio Landini e Vincenzo Colla, si infiamma perché l’esecutivo Conte non è presente all’appuntamento a Bari: “Normalmente una grande organizzazione ha sempre invitato il governo, che ha trovato sempre le forme per esserci. Questo governo si sottrae e, secondo me, ciò è coerente rispetto ad una scelta di negare una funzione di rappresentanza e di dialogo con le parti sociali”, ha detto Camusso. “C’è la conferma in realtà – ha aggiunto – di un’idea che utilizza l’appello al popolo per negare il riconoscimento di quelle forze che sono, invece, fondamentali per determinare la coesione del Paese”.

Ha invece inviato un messaggio il presidente della Repubblica evidenziando come “il lavoro è priorità nelle attenzioni degli italiani, nell’ambito del veloce cambiamento che caratterizza questa fase, sospinto da trasformazioni nelle tecnologie e nei mercati globali”. Nessuno, ha sottolineato il capo dello Stato, “può pensare di sottrarsi alla sfida dell’innovazione, ma questa non potrà sottrarsi alla piena tutela della libertà e dignità di ogni persona”. Perché “il carattere universale dei diritti resta la pietra angolare su cui poggia una democrazia compiuta”.

Mattarella ha ricordato poi il ruolo dei sindacati nella storia repubblicana nel “promuovere e accompagnare la crescita economica e dei diritti dei lavoratori” con “piena responsabilità nazionale anche in momenti molto difficili, sapendo unire il mondo del lavoro al di là degli stessi interessi contingenti”. Il Quirinale ha auspicato che “nei tempi nuovi questi principi possano ancora alimentare l’azione riformatrice del sindacato”.

In un lungo intervento – durato oltre un’ora e al termine del quale è stata a lungo applaudita – Camusso ha parlato di una “scelta obbligata” riguardo all’unità sindacale: “È una scelta obbligata, l’unica che potrebbe fare la differenza, che guarda ad un orizzonte nuovo e che salvaguarda e rafforza l’autonomia”. Una unità che parta dalla volontà “di dare voce alla rappresentanza sociale oggi sconosciuta alla politica”, ha proseguito la segretaria uscente proponendo di mettere al primo punto della ritrovata agenda unitaria “la condivisione sulla situazione e la fondamentale importanza dell’unità del mondo del lavoro”. Un cantiere, dunque, “che rafforzi ed estenda la rappresentanza di base”.

La Camusso ha anche parlato del Mezzogiorno come “vero assente dalle politiche del governo”. L’assenza di un progetto per il Sud, ha aggiunto, “non solo dice di un’idea malata dell’unità nazionale, del considerarlo esclusivo luogo di consumi per la produzione del Nord, ma conferma l’assenza di qualunque idea e soluzione per gli squilibri strutturali del Paese: il Mezzogiorno, le aree interne, le periferie”. E si “indigna” per una politica “che vuole proporci un Mezzogiorno popolato di persone sdraiate su un divano alla ricerca di un sussidio”. Ben altra , aggiunge, “è la cultura delle nostre regioni meridionali e se chiamano il lavoro “faticare” questo non sottende un rifiuto, semmai la consapevolezza di cosa vuol dire lavorare, la responsabilità che ne deriva, la libertà che potrebbe permettere”.

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