“La legge sulla cannabis? Io l’avevo sottoscritta nella scorsa legislatura, è una buona proposta“. Così il vicepremier Luigi Di Maio a Strasburgo risponde alle domande dei cronisti sulla questione della liberalizzazione della marijuana, proposta presentata al Senato dall’esponente del Movimento 5 stelle, Matteo Mantero, già bocciata dal leader della Lega, Matteo Salvini. Il ministro del lavoro poi specifica: “È chiaro che ora siamo in un governo che si fonda su un contratto. Prima portiamo a casa quegli obiettivi, poi nulla vieta che in futuro il contratto possa essere aggiornato“.

Il ministro dell’Interno si era appellato proprio al documento che lega le due forze politiche per sentenziare che la proposta “non sarebbe mai passata”.  “Se dobbiamo sconfiggere davvero la criminalità togliamo dalle strade la prostituzione a cielo aperto, come fanno in altri paesi”, aveva scritto il leghista su Facebook. “Esiste il contratto – aveva risposto il senatore 5 stelle – ma anche la Costituzione, che dà al Parlamento la centralità del potere legislativo. Il governo dovrebbe farsi da parte senza mettere in forse l’equilibrio della maggioranza e lasciare che il Parlamento faccia il suo percorso, con maggioranze anche trasversali”. Secondo Mantero, infatti, il provvedimento, in sede di votazione, potrebbe incassare l’inaspettato ‘sì’ anche da alcuni leghisti. La norma, di fatto, renderebbe legale l’autoproduzione fino a 3 piantine a testa, la produzione collettiva (con associazione di massimo 30 persone) e la detenzione di piccole quantità.

Salvini è tornato sul tema anche ieri sera. Ospite a Tg2 Italia, il titolare del Viminale ha continuato a sostenere il fronte del ‘no’: “È il male per i nostri ragazzi. Come Lega abbiamo presentato un progetto di legge per diminuire la quantità di droga per la quale si possa essere fermati e messi in carcere come misura cautelare e per aumentare le pene”. Anche il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ai microfoni di Radio Capital ha bocciato la norma, aprendo però una possibilità: “Quello che non è previsto dal contratto non si farà a meno che le due forze politiche non raggiungano un accordo”.

Nella scorsa legislatura la legge sulla liberalizzazione della cannabis era approdata in aula per la prima volta nella storia. A proporla era stato un intergruppo parlamentare che raccolse 290 firme, guidato da Benedetto Della Vedova, di Scelta Civica. La proposta di legalizzazione era stata bloccata, e alla Camera era passato solo l’uso terapeutico.