Le gare d’appalto e la gestione del Centro di identificazione ed espulsione (Cie) e del Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Gradisca d’Isonzo, risalenti a un periodo che va dal 2011 all’estate del 2015, hanno fatto finire sotto inchiesta 42 persone. Tra loro addirittura tre prefetti. Si tratta dell’ex viceprefetto di Gorizia, Gloria Sandra Allegretto, dell’ex prefetto di Gorizia e Treviso, Maria Augusta Marrosue, e di Vittorio Zappalorto, attuale prefetto di Venezia, già a Treviso e Udine, per un anno (tra il 2014 e il 2015) commissario straordinario in Laguna dopo l’arresto e le dimissioni dell’ex sindaco Giorgio Orsoni, per lo scandalo Mose.

A condurre l’inchiesta sulle strutture di accoglienza di profughi ed extracomunitari è il sostituto procuratore Valentina Bossi di Gorizia, che ha notificato l’atto di chiusura delle indagini preliminari, preludio alle richieste di rinvio a giudizio. Ai tre prefetti viene contestato addirittura il concorso esterno in associazione a delinquere finalizzata (attraverso l’omessa vigilanza) ad una serie di altri reati, come la turbativa d’asta, la truffa aggravata e il falso. Tutto ha preso avvio dall’indagine riguardante i vertici di Connetting People, una onlus di Trapani che gestiva Cie e Cara, in quanto capofila di un’associazione che comprendeva altre due onlus, Luoghi Comuni e Itc.

Nel 2013, quando il prefetto di Gorizia era Maria Augusta Marrosue (era stata nominata nel 2008), si concluse una gara che valeva quasi 17 milioni di euro. Nel febbraio 2011 la Commissione giudicatrice aveva estromesso Connetting People, ma l’aveva riammessa dopo pochi giorni con riserva e grazie a una dichiarazione in autotutela. Il risultato fu che la gara venne aggiudicata alla onlus siciliana e il contratto di gestione fu sottoscritto dal prefetto Marrosue e dal presidente della onlus, Giuseppe Scozzari (che è indagato). Poi la Marrosue passò a Treviso, dove però nel 2015 venne destituita dal ministro Angelino Alfano a causa della gestione dell’emergenza-profughi, quando un centinaio di loro vennero destinati a una palazzina nel Comune di Quinto, suscitando le reazioni furibonde dei residenti. A quell’epoca la Lega Nord cavalcò la protesta.

L’inchiesta riguarda anche il periodo successivo, quando a dirigere la prefettura di Gorizia arrivò nel dicembre 2013 (fino all’estate 2015) Vittorio Zappalorto, che aveva come vice Sandra Allegretto. Secondo la procura di Gorizia, la Prefettura avrebbe tollerato quanto avveniva al Cie e al Cara. Secondo i capi di imputazione, agli ospiti stranieri venivano negate sigarette, schede telefoniche e somme di denaro, per circa 230 mila euro. Inoltre, all’interno delle strutture non veniva fornita acqua a sufficienza e i rifiuti non erano smaltiti in modo adeguato. Vi sarebbe stata anche una “sovrafatturazione alla Prefettura di Gorizia, tra l’agosto 2011 e il giugno 2015, di presenze per oltre 40 mila unità”. Si pensi che all’epoca le presenze furono 255 mila. E quindi i conti per beni e servizi vennero gonfiati per un milione 680 mila euro. La Prefettura non si era accorta di nulla e, stando a un altro capo d’accusa, non avrebbe nemmeno obiettato su fatture per due milioni e mezzo di euro. Nessun controllo anche per una serie di fatture da 2 milioni e mezzo di euro presentate da Connetting People alla Prefettura. E quando nel luglio 2015 il contratto fu concluso, Connetting People ricevette circa 4 milioni di euro come liquidazione. Il danno per il Ministero dell’Interno, quantifica il pm, sarebbe stato di 5 milioni 700 mila euroTra gli indagati ci sono i vertici di Connetting People di Trapani, Luoghi Comuni e Itc, entrambe di Catania, alcuni professionisti e funzionari della Prefettura di Gorizia.

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