Tutte le condanne per reati contro la pubblica amministrazione previste dalla riforma Anticorruzione. Ma anche quelle per reati societari come la bancarotta. E pure il caporalato. Sono le condanne in via definitiva che la commissione parlamentare Antimafia intende inserire nel nuovo codice di autoregolamentazione delle candidature. Il documento doveva essere discusso oggi, martedì 8 gennaio, ma la seduta di Palazzo San Macuto è stata rinviata a giovedì 10 gennaio. Quel giorno la bozza del codice sarà illustrata in ufficio di presidenza e poi toccherà ai commissari approvarla.

Impresentabili i condannati per reati contro la pa – Il nuovo codice defisce i criteri di candidabilità in base alla situazione giuridica degli aspiranti eletti: è il documento sulla base del quale poi la commissione stila le liste dei candidati cosìddetti “impresentabili”. Varato nel 2014 dall’organo all’epoca presieduto da Rosy Bindi, si tratta di un codice molto più restrittivo rispetto alle leggi vigenti (come per esempio la Severino): non ha, però, valore legislativo rispetto all’incandidabilità o ineleggibilità dei soggetti condannati. Adesso quel documento verrà aggiornato dalla commissione guidata da Nicola Morra. Il senatore del Movimento 5 stelle ha deciso d’inserire tra i reati ostativi alla candidatura – seppur solo dal punto di vista dell’Antimafia – anche quelli contro la pubblica amministrazione, seguendo la linea tracciata dal cosiddetto Spazzacorrotti, cioè la riforma Anticorruzione fortemente voluta dal guardasigilli Alfonso Bonafede e approvata in via definitiva il 18 dicembre.

“Nel codice anche i condannati per caporalato” – Ma non solo. Secondo una bozza del codice visionata dall’Ansa, infatti, il novero di reati “sarà esteso anche a fattispecie che nelle più recenti innovazioni legislative sono stati ritenuti particolarmente allarmanti o che costituiscono illeciti-spia di più complesse attività illecite”.  Tra questi i reati di “caporalato“, la tratta delle persone, l’autoriciclaggio, i reati di bancarotta fraudolenta, ma anche i reati di false comunicazioni sociali (come riformati dalla legge 27 maggio 2015 n. 69) e quelli di corruzione tra privati (come riformati dalla legge approvata dalla Camera il 18 dicembre 2018, in attesa di pubblicazione)”. In pratica tutti reati modificati in epoca successiva al codice della Bondi. Il regolamento – si legge ancora nella bozza – terrà anche conto dell’introduzione delle nuove “misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici”, così come previsto dalla nuova legge Anticorruzione.

La prima prova: le elezioni in Abruzzo – Uno dei primi atti della nuova commissione Antimafia, dunque, è allargare il codice per le candidature ai reati tipici dei cosiddetti colletti bianchi. Una decisione presa a tappe forzate visto che già il 10 gennaio verranno depositate le liste dei candidati alle regionali in Abruzzo, previste per il 10 febbraio. Com’è noto la commissione non può vietare ai vari partiti la scelta dei vari candidati. Tra i poteri dell’Antimafia c’è però quello di controllo: le liste elettorali saranno incrociate con i criteri previsti dal codice, sommate alle informazioni ottenute dalle procure sulle eventuali pendenze giudiziarie dei vari candidati. È a quel punto che la commissione dirama le liste degli impresentabili, segnalando cioè tutti quei candidati non in regola col codice. Elenchi di nomi che tante polemiche avevano sollevato durante la scorsa legislatura. Come quando il governatore del Pd, Vincenzo De Luca, si lanciò in offese e minacce nei confronti della Bindi, rea di averlo inserito tra i candidati impresentabili alle regionali campane del 2015: un turno elettorale che segnò l’esordio del codice dell’Antimafia.

Il codice Bindi e i poteri della commissione – Nelle intenzioni di Morra, il nuovo codice sarà una versione ancora più dura di quello varato nel 2014. In quel documento si definivano impresentabili i candidati condannati per concussione, corruzione per l’esercizio della funzione , corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione in atti giudiziari , induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio, istigazione alla corruzione, scambio elettorale politico-mafioso, estorsione, usura, riciclaggio, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti. Era applicabile non solo alle elezioni (dalle politiche alle comunali) ma anche a tutte le designazioni negli enti pubblici. Ma come detto non aveva e non ha valore legislativo: i candidati condannati possono comunque correre alle elezioni. Seppur con il rischio di vedersi inseriti nella sempre nutrita pattuglia degli “impresentabili“.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Dl Sicurezza, Rossi: “Toscana ricorre, ci coordineremo con altre regioni e comuni. Si sta creando movimento ampio”

next
Articolo Successivo

La ministra Grillo si difende: “Non ho schedato nessuno, è una fesseria. Dati su membri del Consiglio di sanità noti”

next