I No Triv rifiutano l’invito del ministro Sergio Costa dopo il via libera a tre nuove esplorazioni petrolifere nel mar Ionio e la conferma di quelle già ‘vistate’ in Emilia-Romagna. “Non veniamo”, dice Francesco Masi, portavoce pro tempore del Coordinamento nazionale No Triv. “Quando ci volete chiamare per questioni di merito – spiega all’Adnkronos rivolgendosi al governo – siamo sempre disponibili al confronto però venire lì per farsi una foto con una pacca sulla spalla per dire ‘questi qui stanno con noi’, non ci stiamo”.

I comitati disertano l’incontro
Masi parla di “una presa in giro per i territori” e di “un’operazione di tipo mediatico” che non serve ad uscire “dalla bolla di sapone”. Così dopo l’annuncio della non partecipazione all’incontro con il ministro dell’Ambiente da parte di Enzo Di Salvatore, costituzionalista e cofondatore dei No Triv, ora è tutto il movimento a snobbare l’invito del governo. Mentre anche all’interno del M5s le acque restano agitate con alcuni parlamentari pugliesi che provano a spiegare come il Movimento è pronto al confronto sul tema e nel merito della decisione, ma allo stesso tempo sottolineano come il “tema è sentito da tutto e sarà affrontato”. Pur avendo apprezzato l’invito, scrivono in una lettera aperta il Coordinamento nazionale No Triv, Ambiente e Salute nel Piceno, Stazione Ornitologica Abruzzese onlus, Trivelle Zero Molise, Trivelle Zero Marche, Mediterraneo No Triv, Coordinamento No Triv Taranto, Italia Nostra Salerno, Nuovo Senso Civico Onlus, Rete Autonoma Sibaritide e Pollino per l’Autotutela, le associazioni “hanno concordato di non partecipare, per ora, a questo confronto, anche per dare la possibilità di una verifica preliminare anche con il Mise e con le relative strutture tecniche dei due ministeri, su una serie di questioni non secondarie. Un chiarimento – come quello, ad esempio, sulle revisioni delle Via già rilasciate, sull’ineluttabilità, a nostro avviso infondata, della conclusione di alcuni procedimenti e anche sui provvedimenti annunciati in queste ore (diniego di istanze; emendamento nel dl Semplificazioni) – che sgombrerebbe intanto il campo da equivoci che non aiuterebbero un confronto in questo momento”.

Bonelli: “Dicano la verità, vado in procura”
Anche se il fronte del “no” insiste anche dopo le spiegazioni di Luigi Di Maio e Costa: “Devono dire la verità agli italiani”, ribadisce Angelo Bonelli dei Verdi.” Il ministero dello Sviluppo economico ha rilasciato l’autorizzazione per i permessi di ricerca nel Mar Ionio il 7 dicembre – sottolinea Bonelli – Noi siamo in grado di produrre un atto della Regione Puglia che ha dichiarato il parere negativo su quelle opere dal punto di vista dell’impatto ambientale. Di quelle cose non si è tenuto conto e per questo noi ci rivolgeremo alla procura della Repubblica di Roma”.

Emiliano: “Potevano predisporre stop in autotutela”
Sulla vicenda è tornato anche il governatore della Puglia, Michele Emiliano, ricorda che Di Maio e Costa hanno “affermato che, una volta intervenuta la Via favorevole, l’autorizzazione sarebbe un ‘atto dovuto’ e il dirigente, a meno di non compiere un reato, non avrebbe potuto negarla. I ministri, trincerandosi dietro una assurda e inesistente ipotesi di reato, hanno volutamente omesso di considerare che, in sede di autotutela, l’amministrazione statale avrebbe potuto disporre il riesame Via”. Dopo Tap e Ilva, accusa Emiliano, “il ministro Di Maio non ha il coraggio di assumere la decisione che gli compete, lasciando il cerino in mano alla Regione che è costretta ad azionare il contenzioso (peraltro incessantemente sollecitato in Consiglio regionale dal Movimento 5Stelle); contenzioso che con molta probabilità finirà per ribadire che il giudice amministrativo non può sindacare le decisioni dello stesso Ministro. Ancora una volta siamo di fronte al gioco delle tre carte alla faccia degli elettori e dello sbandierato cambiamento”.

Senatrice M5s pugliese: “Tema è sentito e sarà affrontato”
Intanto la senatrice pentastellata Patty L’Abbate, economista ecologica eletta in Puglia, annuncia che il tema delle trivellazioni potrebbe finire al centro della riunione dei senatori del M5s fissata per martedì. Un incontro di routine, convocato dai vertici del gruppo, in vista del decreto Semplificazioni che non prevede al momento tra gli ordini del giorno quello delle esplorazioni petrolifere: “Il tema – dice però L’Abbate – è sentito da tutti e sarà affrontato. Abbiamo letto i documenti e ci siamo resi conto che il governo altrimenti non poteva fare. Visto che a breve arriva il dl Semplificazioni, vediamo se è già possibile intervenire”.

Vianello: “Confronto sano è necessario”
Per il deputato tarantino Giovanni Vianello, membro della commissione Ambiente, invece “come M5S siamo contrari alle trivellazioni, lo siamo stati e lo saremo sempre”. Di Maio, aggiunge, “sicuramente incontrerà le associazioni nazionali No Triv: un confronto sano è necessario per chiarirsi e progettare insieme una politica che vada verso le energie rinnovabili”. Il parlamentare – come gli altri eletti in Puglia, dove i Cinque Stelle a marzo hanno collezionato un 42-0 nei collegi uninominali – spiega di “confrontarsi costantemente con attivisti” di Taranto e pugliesi in generale: “Ovviamente, hanno chiesto come mai fossero stati rilasciati questi permessi, ma è stato semplice spiegarlo”. Tra agosto e settembre 2017, sostiene, “lo avevamo detto forte e chiaro che erano state rilasciate le valutazioni d’impatto ambientale da parte del governo Pd“, dice. Un concetto poi ribadito da una nota di tutti i deputati della commissione Ambiente nella quale si parla di “falsità di certa stampa”.

Uno dei permessi in habitat tartarughe e foca monaca
Tra i tre nuovi permessi rilasciati per la ricerca nel mar Ionio, tra l’altro, c’è una zona che la Convenzione per la Biodiversità considera di primaria importanza, tanto da inserirla tra le “Ecologically or Biologically Significant Marine Areas”, le cosiddette ‘Ebsa’, aree marine di importanza ecologica e biologica. In quest’area ci sono diverse specie protette o di importanza commerciale come il nasello e i gamberoni, oltre ad ospitare tonni, pesce spada, la stenella, la foca monaca, la tartaruga marina Caretta caretta, solo per citare alcune delle specie i cui habitat e aree di riproduzione potrebbero avere impatti negativi derivanti dall’utilizzo della tecnica dell’Air gun.

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