Tra dicembre e gennaio ho letto da più parti che gli e-book sono stati un flop perché rappresentano solo il 10% del fatturato delle case editrici. Secondo l’Istat, infatti, nel 2017 il mercato digitale continua a crescere ma resta una nicchia che non è in grado di far compiere un balzo al comparto. Eppure circa 27mila titoli, vale a dire oltre il 38% dei libri pubblicati nel 2017, sono disponibili anche in formato e-book e tale quota supera il 70% per i libri scolastici. Forse è troppo poco: gli editori dovrebbero fornire immediatamente la versione digitale e dare la possibilità di scelta al lettore.

Che nel nostro Paese i lettori digitali siano in costante crescita lo sostiene anche la ricerca annuale Rakuten Kobo sull’eReading: nel 2018 gli italiani sono quarti nella classifica mondiale e terzi per ore di lettura, dietro solo a Canada, Olanda e Francia. Questi dati confermano una tendenza già emersa: i libri in formato elettronico sembrano aver contribuito notevolmente all’aumento del tempo che gli italiani dedicano alla lettura.

Però complessivamente in Italia si legge ancora poco: nel 2017 solo il 41%, circa 23 milioni e mezzo di persone con più di 6 anni, ha letto almeno un libro per motivi non professionali. Per gli editori, sono due i principali fattori che determinano la modesta propensione alla lettura: il basso livello culturale della popolazione (42,6% delle risposte) e la mancanza di efficaci politiche scolastiche di educazione alla lettura (38,4%). Tutti concordano su un dato: l’abitudine alla lettura si acquisisce in famiglia. Tra i ragazzi di 11-14 anni legge l’80% di chi ha madre e padre lettori e solo il 39,8% di coloro che hanno entrambi i genitori non lettori. L’Istat certifica anche l’ampio divario territoriale: legge meno di una persona su tre nelle regioni del Sud (28,3%), quasi una su due in quelle del Nord-est (49,0%).

Dall’Istituto di ricerca arriva anche un’altra conferma: la popolazione femminile rivela una maggiore inclinazione alla lettura già a partire dai 6 anni; complessivamente il 47,1% delle donne, contro il 34,5% dei uomini, ha letto almeno un libro nel corso dell’anno. La quota più alta di lettori si riscontra tra i ragazzi di 11-14 anni. Il 12,7% è un lettore “forte”, ossia legge almeno un libro al mese. Tra i lettori forti anche le persone da 55 anni in su, che mostrano le percentuali maggiori: 16,5% tra i 55 e i 64 anni e 17,4% tra gli over 65. La lettura e il download di libri online e e-book sono attività diffuse soprattutto tra i giovani; in particolare, si dichiarano fruitori di questo tipo di prodotti e servizi più di un ragazzo su cinque tra 15 e 24 anni.

Saranno stati i dati diffusi dall’Istat a far slittare Tempo di Libri al 2020? Da più parti si mormora che forse non si tratta di un semplice rinvio ma di una vera e propria chiusura. Il presidente dell’Associazione Italiana Editori Ricardo Franco Levi, nel corso di una conferenza stampa e successivamente anche in un’intervista a Leggereonline.com, ha ribadito che Tdl tornerà: la data più papabile sembra essere febbraio. La Fiera Internazionale dell’Editoria di Milano si declinerà “guardando al futuro”, in altre parole sulle nuove frontiere del settore, con particolare attenzione alle generazioni 0-20. In realtà al digitale e alla tecnologia Tdl ha sempre dedicato molto spazio con incontri di altissimo livello: vedremo quali conigli saranno in grado di estrarre dal cappello.

In questa situazione, non certo rosea per il mercato editoriale italiano, si inserisce una notizia che farà sorridere i lettori e un po’ meno gli editori: dal primo gennaio 2019 migliaia di opere perderanno le protezioni legali e saranno quindi pubblicabili senza dover pagare i diritti. E si tratta di autori del calibro di F. Scott Fitzgerald, William Faulkner, Ernest Hemingway, Virginia Woolf, Thomas Mann, Marcel Proust e Agatha Christie. Google Books ci sta già lavorando e sono sicura che anche Amazon non starà a guardare.