All’orizzonte è apparsa la luce di un faro ma l'”Odissea”, come l’hanno definita gli attivisti, non è ancora finita. Le due navi di Sea Watch e Sea Eye da giorni nel Mediterraneo con a bordo 49 persone soccorse sono in acque territoriali maltesi. Date le condizioni del mare in continuo peggioramento, La Valletta ha concesso alla Sea-Watch 3 , che ospita 32 migranti, e al Professor Albrecht Penck , che ne trasporta 17, di cercare riparo nelle acque maltesi ma non di attraccare. In particolare Sea-Watch 3 ha ottenuto il permesso di avvicinarsi a Malta dopo che l’equipaggio medico di bordo ha fatto sapere che i suoi passeggeri stavano diventando sempre più a rischio di malattie.

Entrambe le ong avevano lanciato numerosi appelli caduti nel vuoto, seguiti anche dalle stesse richieste di Unhcr, Save The Children e altre organizzazioni. E con il passare delle ore, la situazione è ulteriormente precipitata. “A causa della lunga permanenza a bordo con cattive condizioni meteo – spiegano gli attivisti -, molti degli ospiti soffrono di forte mal di mare. Per una persona malnutrita e indebolita, la conseguente disidratazione può mettere a repentaglio la sua condizione”. I medici hanno aggiunto di essere “particolarmente preoccupati” per i tre bambini a bordo. L’equipaggio ha detto, inoltre, che la nave era a corto di acqua e cibo e che anche alcuni membri dell’equipaggio si sono ammalati.

Il rebus sullo sbarco dei migranti al momento è tutt’altro che risolto. Negli ultimi giorni le ong hanno rivolto diversi appelli agli stati dell’Ue per il permesso di sbarcare i passeggeri, ma nessuno ha dato ancora il via libera. Ora, riporta il quotidiano locale Malta Today, fonti del governo hanno fatto sapere che Malta è impegnata in trattative con diversi altri Stati Ue “per la ridistribuzione dei migranti”, ma non è stato ancora raggiunto un accordo.

Al momento solo l’Olanda si è detta disponibile ad accoglierne alcuni. “L’Olanda – ha detto il portavoce del ministero per la Sicurezza e la giustizia, Lennart Wegewijs – ha indicato di essere pronta a prendere un numero proporzionato di migranti che erano a bordo della Sea Watch 3, a condizione che altri Paesi europei facciano lo stesso“.

Orfini a Conte: “Apra i porti italiani” – Nel pomeriggio il presidente del Pd Matteo Orfini ha rivolto un appello a Giuseppe Conte. Lo ha fatto con una lettera indirizzata al presidente del Consiglio a nome del partito. “Gentile Presidente Conte – scrive Orfini – ormai da troppo tempo ci sono 49 persone (donne, uomini, diversi minori e almeno 3 bambini piccoli) a bordo di due navi che le hanno salvate, in attesa di un porto che le faccia sbarcare. Non hanno alcuna colpa se non quella di sbarcare dalla fame e dalla guerra”.

“Altri paesi – sottolinea il presidente del Pd – hanno già dato la disponibilità ad accoglierli. Ma urge l’individuazione di un porto più vicino e sicuro. È lei il Presidente del Consiglio. Lei, non i suoi vice. Ed è lei che oggi ha la responsabilità di scegliere. Se sceglierà di mantenere i porti chiusi, lei sarà artefice di una barbarie e sue saranno le responsabilità per la sofferenza e i pericoli che quegli esseri umani dovranno superare per giungere in porti più lontani dei nostri”, aggiunge Orfini.

Le chiedo formalmente a nome del Partito Democratico di aprire i porti e accogliere quelle due navi. Farlo non è un atto discrezionale, non sta al suo buon cuore. Farlo è un atto conseguente ai valori della nostra Costituzione. Costituzione sulla quale – non devo certo ricordarglielo – ella ha giurato”, conclude Orfini.

Ong in mare da 12 giorni – Le navi delle due ong sono in mare ormai da quasi due settimane in attesa di un paese che indichi un porto per lo sbarco. “Siamo da dodici giorni in mare e le scorte si esauriranno rapidamente mentre il clima peggiora – fa sapere Sea Watch, che si trova in acque maltesi dopo aver soccorso 32 migranti nel Mediterraneo, con l’altra ong tedesca che ne ospita 17 – I vari Stati dell’Ue rimpallano le proprie responsabilità, finora non abbiamo ricevuto alcun porto dover poter attraccare. Secondo noi la soluzione più auspicabile sarebbe lo sbarco a Malta, in attesa poi di una ricollocazione dei migranti in Europa”.

Anche Medici senza Frontiere fa sentire la propria voce: “49 uomini, donne, bambini in mare senza #portosicuro dove sbarcare, è disumano! Sappiamo cosa significa per persone vulnerabili affrontare questo tipo di viaggio. Il meteo peggiora, è sempre più #freddo. Serve una soluzione”, scrive in un tweet l’organizzazione. “Abbiamo operato per più di tre anni nel Mediterraneo e sappiamo cosa significa per persone vulnerabili affrontare questo tipo di viaggio”, dice Ruggero Giuliani, medico e vicepresidente di Msf. “Con le condizioni meteo in peggioramento e considerando le rigide temperature invernali – prosegue – , è necessario trovare una soluzione rapida. Facciamo appello alle autorità europee ed italiane affinché si trovi al più presto un porto sicuro per questi naufraghi”.

“Facciamo appello alla società civile italiana, affinché alzi la voce su questa situazione inaccettabile e sulla richiesta di politiche più umane che allevino le sofferenze delle persone. Chi fugge ha bisogno di protezione. La tutela della vita – conclude Giuliani – delle persone al primo posto, poi i dibattiti politici su chi accoglie”.

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