Ha un volto pulito e lo sguardo brillante Terence Biffi, quello di chi ha mangiato sotto tanti cieli diversi e riso con altrettante persone, pur non parlando la loro stessa lingua. Albania, Macedonia, Kosovo, Montenegro, Bosnia, Serbia, Turchia, Pakistan, Iran, Azerbaijan, Kazakhistan, Kirghizistan e Tajikistan. ““Sei anni fa ero obeso e depresso. Oggi sono un viaggiatore. L’ultima volta sono partito il 31 gennaio 2018, e sono ancora via”, racconta il 28enne di Ravenna. Il viaggio come cura, il viaggio come amico capace di consolarti nei giorni difficili e darti la spinta in quelli tinti di malinconia. “Sei anni fa, quando sono stato lasciato, pensavo che la mia ragazza di allora sarebbe stata la donna della mia vita, la donna che avrei sposato e con cui avrei fatto una famiglia. Quando è finito tutto mi sono sentito completamente vuoto: non avevo ambizioni, non vedevo un futuro, ero depresso, passavo le mie giornate a piangere nel letto fissando il soffitto”.

A salvarlo, Tiziano Terzani e Ryszard Kapuściński. “Sono cresciuto con i loro libri”, ed è stato proprio tenendo i loro volumi tra le mani che Terence ha scelto di smettere di piangere e seguire il richiamo dell’Asia. “Ho comprato il biglietto esattamente un mese dopo la fine della mia storia. Ricordo lo stupore di parenti e amici che pensavano che non stessi facendo sul serio. La goccia è stata la consapevolezza che stessi buttando via la mia esistenza nel piangermi addosso”. Ecco come inizia la vita di un viaggiatore seriale, volontariamente senza fissa dimora dal primo biglietto per il Vietnam nel 2013. “Mi svegliavo e mi addormentavo pensando al Vietnam. Decisi di essere felice perché, pur stando malissimo per la fine della mia relazione, ero completamente libero di fare qualsiasi cosa volessi”.

Forse per fortuna non ho mai avuto l’opportunità di avere un posto fisso

Cosa è accaduto dopo il primo viaggio in Vietnam? Una lunga serie di viaggi: Croazia, India, Sri Lanka, Cina, Corea Del Nord, Australia, Myanmar, Indonesia, Malesia, Singapore, Thailandia, Laos, Cambogia. Nel mezzo, un anno in Australia. “Ho studiato come geometra, e in Italia ho lavorato nell’edilizia e poi in un supermercato. Forse per fortuna non ho mai avuto l’opportunità di avere un posto fisso”. Eppure, famiglia e amici non volevano che partisse. “Hanno cercato di dissuadermi in ogni modo. Ricordo mio padre quando mi proponeva di pagarmi il volo di ritorno. Ora si sono rassegnati”. Rassegnati a realizzare come la felicità di Terence risieda nelle pieghe dei viaggi.

“Essere felici penso sia una scelta. È come la storia del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno. Il nostro stato d’animo dipende molto anche da come ci poniamo noi verso il mondo esterno”. È calmo nel parlare, trasmette una energia positiva e sembra abbracciarti anche senza toccarti. Ad averlo di fronte, non si potrebbe immaginare il suo passato di obesità e depressione. “Mangiare era un modo per avere una fonte di soddisfazione immediata, mangiavo perché non ero felice”. Cibo come droga. “Eppure, quando ho cominciato ad essere felice non sentivo più il bisogno di abbuffarmi. Mentre viaggio sono così pieno di stimoli e di cose che voglio fare che il cibo è diventato poco più che nutrimento”. E infatti, Terence, più viaggiava più dimagriva e aveva tempo di interrogarsi dei motivi nascosti dietro la sua obesità. “Perché viaggiare ti permette di parlare con te stesso senza distrazioni”. E viaggio dopo viaggio, oltre alla depressione il suo corpo si è alleggerito di 60 chili.

Ci vuole molto più coraggio nel continuare a vivere nella propria infelicità che nell’inseguire i propri sogni

 

“Non guadagno nemmeno un euro dalla mia passione e non ho progettato i miei viaggi con l’intenzione di guadagnarci”, racconta il 28enne, che ha 3.600 Followers su Instagram e 1.340 su Facebook. “La mia fonte economica sono i miei risparmi. Nel frattempo sto scrivendo un libro: il mio sogno è viaggiare e scrivere”. E valigia dopo valigia, tanti sono stati gli insegnamenti ricevuti da ogni viaggio.  Come comprare nei mercati e non nei supermercati, dormire nelle guesthouse e non nelle catene di hotel gestite dal governo, essere un ospite e non un peso per il paese che si visita, non pretendere, ma adeguarsi. “Ho imparato di quante cose posso fare meno. Non vivo per comprare. I vestiti sono vestiti e non rispecchiano in alcun modo la mia personalità, non ho bisogno dell’ultimo modello di telefono”. La vita non è una gara di velocità e affermazione, perché “ci sono luoghi dove gli autobus partono solo quando sono pieni”, e animali che ti possono possono portare a scegliere di diventare vegetariano.

“Chi è infelice è perché ha paura. Il mio consiglio è di smettere di avere paura e rendersi conto che ci vuole molto più coraggio nel continuare a vivere nella propria infelicità che nell’inseguire i propri sogni”. Sorride Terence circondato dalle foto scattare in questi anni. Molti paesaggi, ma soprattutto molti volti, dagli iraniani che gli hanno dato passaggi in auto ai compagni di tenda agli infiniti tè bevuti nel deserto. “La felicità non dipende dalle cose esterne ma da come le vediamo. Si può essere felici anche senza viaggiare. Ma io ho trovato la mia felicità così”.