Ogni 30 secondi una donna riceve un tweet ‘problematico’ o offensivo. L’84% delle volte il cinguettio violento è rivolto a una donna di colore. Sono i dati che emergono dal progetto Troll Patrol, lanciato a marzo 2018 da Amnesty International che ieri ha pubblicato i primi numeri, basati sul 2017. Uno sforzo globale di crowdsourcing nato per dimostrare la portata del fenomeno degli abusi su Twitter. Il social già in un precedente rapporto dell’associazione era stato definito “tossico per le donne“.

L’iniziativa è stata elaborata insieme ad Element AI, una società di software di intelligenza artificiale globale, ed ha studiato gli account, e relativi tweet, di 778 donne statunitensi e britanniche. Il campione selezionato comprendeva tutte le deputate del Parlamento del Regno Unito e del Congresso degli Stati Uniti, nonché donne giornaliste in testate come il Daily Mail, Gal Dem, il Guardian, Pink News, il Sun nel Regno Unito e Breitbart e il New York Times negli Usa. Il risultato: in un anno sono stati trovati 1,1 milioni di cinguettii offensivi, pari al 7,1% di quelli analizzati.

In campo, oltre all’intelligenza artificiale, è scesa anche una ‘pattuglia di troll’: 6500 volontari che, lavorando per 2500 ore, hanno studiato 288mila tweet unici. Al gruppo, formato da persone di età compresa tra i 18 e i 70 anni e provenienti da oltre 150 Paesi, è stato mostrato un tweet anonimo che menzionava una delle donne oggetto dello studio. Poi sono state poste semplici domande che chiedevano se il messaggio fosse offensivi o problematici. In caso di risposta affermativa ogni volontario ha dovuto sottolineare la natura del messaggio violento: misoginia, omofobia, razzismo o altri tipi di violenza. Queste ‘etichette’ sono state quindi associate ai 14,5 milioni di messaggi raccolti dall’intelligenza artificiale che è arrivata a scremare il milione di cinguettii violenti, risultato dello studio.

In particolare l’analisti ha rilevato che il 7% delle citazioni di Twitter di giornaliste era ‘problematico’ (5,8%) o rappresentava un abuso (1,2%). In totale circa 225.766 messaggi inviati a 454 giornalisti dello studio sono risultati offensivi. In media le politiche sono state menzionate in molti più tweet offensivi rispetto alle giornaliste (più di 800mila). L’attacco però è bipartisan, non tiene conto dei confini politici. Tra le frasi tipo: “Se venisse rapita, terrebbe la bocca chiusa?”. Oppure, “Spero che quando avrai bisogno del 118 i soccorritori si rifiuteranno di aiutarti”. E ancora commenti razzisti come: “Fai la cosa giusta e tornatene al tuo paese, stupida p******!”.

Per Amnesty lo studio vuole essere un’occasione per chiedere di più a Twitter. L’ong, infatti, ha più volte domandato alla compagnia di pubblicare i dati sugli abusi perpetrati sulla loro piattaforma. L’incapacità di farlo, secondo la stessa Amnesty, “nasconde la portata del problema e rende difficile la progettazione di soluzioni efficaci”.

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