Meravigliosa“.  È l’esclamazione di Fiammetta Borsellino alla fine della relazione sulla commissione Antimafia sulla strage di via D’Amelio presentata da Claudio Fava. La figlia minore del magistrato assassinato il 19 luglio del 1992 era presente alla conferenza stampa di presentazione del dossier, pubblicato in anteprima dal fattoquotidiano.it

Mio padre è stato lasciato solo, sia da vivo che da morto“, ha detto Fiammetta. “Ritengo che la responsabilità sia di tutte le persone che nel quindicennio e nel ventennio successivo alla strage sfilavano nella nostra casa. Parlo anche dei magistrati della procura di Palermo che erano al corrente di ciò che avveniva, e a nessuno è venuto in mente di allertare la nostra famiglia rispetto ai pericoli, rispetto alla cosa più importante che ci riguardava, ovvero la verità sulla morte di mio padre”, ha aggiunto la figlia minore di Borsellino. Autrice nei mesi scorsi ha posto 13 domande allo Stato sui misteri della strage in cui morì suo padre. Proprio partendo da quelle domande, la commissione ricostruisce tutti i punti oscuri della strage più misteriosa della storia recente. “Le mie domande sulla strage di via D’Amelio – ha detto – sono ancora tutte senza risposte. Le risposte non cadono dal cielo. Si danno nelle sedi opportune, nelle aule giudiziarie. Ci sono state e ci sono oggi le occasioni per farlo. Si fa un appello corale rispetto al fatto che ciascuno senta il bisogno di dare un contributo. Per avere la verità non ho bisogno di un Graviano o di un magistrato, ne abbiamo la piena consapevolezza se qualcuno sa parli per liberarsi la coscienza”.

Fiammetta infatti aveva chiesto e ottenuto di incontrare in carcere il boss Giuseppe Graviano. Un permesso che poi le è stato ritirato. “Mi viene negato anche il percorso che ho fatto con i detenuti e questo lo vivo come una lesione di un mio diritto, al di là di tutte le giustificazioni che mi vengono date e che non mi convincono. Di questi argomenti non si parla il 19 luglio alla figlia di un giudice ucciso dalla mafia solo perché si è in passerella a Palermo in occasione delle commemorazioni. Se ne parla in altre sedi”, dice la figlia del giudice ucciso. “Invece – continua – il 19 luglio mi è stato detto dal ministro della Giustizia che dovevo stare calma e di pensare alla mia sicurezza. E quel giorno mi è stato anche detto che sarebbero stati aperti gli archivi del Sisde. Il ministro mi aveva assicurato che si potesse fare luce – ha aggiunto -mi aveva detto che si sarebbe impegnato ma ad oggi non ho alcuna risposta in nessun senso, ma siamo abituati. Cosa provo oggi? Quello che può provare una figlia che ha perso il padre in questo modo. Si cerca di dare un senso che va al di là delle risposte giudiziarie”.

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