Hanno riaperto negozi, musei e monumenti. Il day after di Parigi, reduce dal quarto sabato di scontri e proteste dei giubbetti gialli, è uno scenario ancora militarizzato di rottami e di numeri. Dal ministero degli Interni filtrano cifre più precise sul bilancio: 136mila partecipanti a cortei e blocchi dell’8 dicembre, quasi 2mila persone arrestate, oltre 1.700 poste in custodia, per la maggior parte nella capitale. Non ci sono state vittime né situazioni di imminente pericolo, oltre le auto bruciate, le vetrine infrante e i proiettili di gomma con feriti sparati dalla Polizia.

La cronaca lascia dunque spazio alla politica che ora, dicono pressoché tutti i commentatori, dovrà trovare la mediazione con il movimento di protesta che ha fatto tremare il governo. Emmanuel Macron, obiettivo numero uno dei manifestanti, “si rivolgerà alla nazione” domani, lunedì, alle ore 20, come ha reso noto l’Eliseo. Secondo il ministro del lavoro, Muriel Pénicaud, il presidente, che riceverà le parti sociali elettive in mattinata, dovrebbe annunciare “misure concrete e immediate” per rispondere alla crisi, far calare la tensione nel Paese e disinnescare una nuova protesta sabato prossimo. Sabato sera infatti Macron si era limitato ad un tweet in cui aveva ringraziato le forze dell’ordine impegnate sul territorio “per il coraggio e l’eccezionale professionalità”.

Ma tra le mani Macron sicuramente stringe un sondaggio che fa parlare tutta Francia. Se i gilet gialli si lanciassero nelle elezioni europee con una propria lista, raccoglierebbero – a tutt’oggi – il 12% dei voti e diventerebbero il quarto partito in Francia. E’ quanto ha verificato una rilevazione Ipsos pubblicata oggi da Le Journal du Dimanche. Ampiamente al primo posto alle europee c’è la lista de La Republique en Marche con i centristi del MoDem, con il 21%. Staccato, al secondo posto, il Rassemblement National di Marine Le Pen con il 14%, quindi i Verdi di Europe Ecologie con il 13%. Seguirebbero poi i “Gialli” appunto, quindi la destra dei Republicains e la sinistra radicale de La France Insoumise, entrambe con l’11%.

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