”Hanno creato un clima infame”. Aveva scelto la camera ardente di Sergio Moroni per pronunciare quelle parole. Quel giorno, il 3 settembre 1992, di fronte alla salma del parlamentare socialista che si era tolto la vita dopo aver ricevuto due avvisi di garanzia nell’ambito dell’inchiesta Mani Pulite, Bettino Craxi non aveva indicato chi era stato a crearlo, quel clima, anche se i  destinatari di quella che nella sua ottica era una condanna morale, erano noti a tutti. Ora, a distanza di 26 anni dai fatti che portarono alla fine della Prima Repubblica, le stesse parole vengono rilanciate nel dibattito politico. “I Cinque Stelle hanno creato un clima infame”, ha scritto Matteo Renzi nella sua enews.

“Continuo a pensare che la vicenda che riguarda il padre di Di Maio (lavoro nero, condoni, abusi edilizi, rifiuti, cartelle Equitalia) dovrebbe essere fuori dal dibattito politico – afferma il senatore del Pd, in riferimento alle accuse che l’inchiesta giornalistica de Le Iene ha mosso al vicepresidente del Consiglio, seguita dal resto del sistema mediatico – Ci sono due ragioni per le quali se ne parla. Perché i Cinque Stelle hanno creato un clima infame, con aggressioni personali. E oggi la famiglia Di Maio è vittima di questo sistema. Perché Luigi Di Maio deve spiegare per quale ragione ha accettato di fare il prestanome al padre. E questo è ciò che rileva”. “Conosco ciò che sta passando la famiglia Di Maio e mi dispiace vedere le telecamere entrare nell’intimità di una famiglia – prosegue Renzi, ricordando come i 5 Stelle sono stati i suoi principali accusatori politici quando l’inchiesta Consip coinvolse suoi padre Tiziano – per colpa di Luigi e dei suoi amici ci siamo passati anche noi”.

Fin qui l’attacco, prevedibile, agli avversari. Ma poi l’ex segretario va oltre e si volge indietro per guardare negli occhi i suoi stessi compagni di partito: “Almeno Di Maio può contare sulla solidarietà dei suoi colleghi 5S – è la lamentela – A me invece la solidarietà è arrivata dalla nostra gente, non dal gruppo dirigente del Pd che per la stragrande maggioranza è rimasto in silenzio, sia pubblicamente che privatamente”. L’ex segretario non punta quindi il dito solo contro i 5 Stelle: Renzi accusa i colleghi alla guida del Partito Democratico di non averlo difeso in pubblico e di non avergli manifestato vicinanza neanche nella sfera privata, lì dove taccuini e telecamere non sarebbero potuti arrivare.

E’ il secondo j’accuse nei confronti della sinistra in pochi giorni, gli stessi in cui sui giornali di ogni estrazione politica si rincorrono retroscena secondo cui l’ex sindaco di Firenze sarebbe pronto a uscire dal Pd per dar vita un partito centrista in grado di inglobare quella parte di Forza Italia che non è disposta ad andare con Matteo Salvini o a confluire nella Lega. Il 29 novembre Renzi aveva lanciato un appello alla riabilitazione politica di Silvio Berlusconi.

“La dico grossa – spiegava in una diretta Facebook – dobbiamo chiedere scusa a Silvio Berlusconi che faceva le norme ad personam più assurde, ha fatto votare la nipote di Mubarak e via dicendo, non ha mai fatto quello che ha fatto Salvini in questa settimana e ci metto dentro sigarette elettroniche, voto segreto sul peculato che cambia la sorte dei processi in cui sono implicati deputati della Lega, l’accordo sui 49 milioni e la querela solo a Belsito e non a Bossi”, aggiungeva. Quindi la chiosa: “La sinistra italiana che ora sta zitta su Salvini dovrebbe chiedere scusa a Berlusconi”.

Nella stessa enews Renzi smentisce chi in questi giorni ha scritto della sua volontà di dar vita a un partito con l’ex Cavaliere: “Avendomi visto su Canale 5 alcuni giornali hanno scritto che io farò un nuovo partito con Berlusconi. Notizia falsa, certa gente non sta bene”, assicura. Per ora ci sono solo le riabilitazioni, prima di Berlusconi e ora, per quanto espressa solo attraverso una citazione, di Craxi. Da un ex democristiano, un richiamo ai nostalgici dell’altra grande famiglia moderata, quella socialista, che per decenni aveva oligopolizzato la vita politica del Paese.

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