L’azienda israeliana Nso Group è nota per vendere i suoi software di sorveglianza a regimi che violano i diritti umani. Di sicuro il software “Pegasus” è stato usato dagli Emirati Arabi Uniti per spiare il difensore dei diritti umani Ahmed Mansoor, in carcere dal marzo 2017. C’è poi il sospetto che attivisti per i diritti umani in diversi altri Paesi, tra cui Kenya, Repubblica Democratica del Congo e Ungheria, siano stati spiati grazie alle forniture della Nso Group. E ancora: una recentissima inchiesta del quotidiano israeliano Haaretz ha rivelato che lo scorso anno la Nso Group ha proposto “Pegasus” alle autorità dell’Arabia Saudita. Per finire, nel giugno di quest’anno un membro dello staff di Amnesty International è stato oggetto di una sofisticata campagna di sorveglianza. Coincidenza?

Un mio collega ha ricevuto un messaggio via Whatsapp in arabo, contenente dettagli su una protesta in programma di fronte all’ambasciata saudita di Washington, seguito da un link. Aprendo quel link, si sarebbe installato “Pegasus”. Il software avrebbe infettato lo smartphone, accedendo alle liste dei contatti e prendendo il controllo della videocamera e del microfono. In quel periodo Amnesty International stava svolgendo una campagna per ottenere il rilascio di sei attiviste per i diritti umani arrestate in Arabia Saudita. Amnesty International ha segnalato alla Nso Group l’accaduto. L’azienda ha risposto che il software è stato realizzato “per essere usato unicamente per le indagini e la prevenzione dei reati di terrorismo” e che ogni altro uso violerebbe le policy aziendali e i contratti in essere.

Tuttavia, da ulteriori indagini condotte da Amnesty International, è emerso che il dominio del link contenuto nel messaggio Whatsapp appartiene a un’ampia infrastruttura di oltre 600 siti sospetti in precedenza connessi alla Nso Group. Tre settimane fa, pertanto, Amnesty International ha chiesto al ministero della Difesa israeliano di non emettere ulteriori licenze per l’esportazione di software prodotti dalla Nso Group. La risposta è stata deludente. Per questo, Amnesty International sta valutando come agire sul piano legale per spingere il governo israeliano a sospendere le autorizzazioni all’esportazione concesse alla Nso Group.