Non erano mancate le polemiche quando Salvini aveva dato priorità alle ‘buone relazioni’ con il Cairo, poco prima di andare a incontrare Al Sisi, tutto mentre l’Egitto continuava nel suo immobilismo sul caso Regeni, dopo i depistaggi, in merito alle indagini sull’efferata morte per tortura del giovane ricercatore, nel febbraio di due anni fa. Poi, il vicepremier aveva garantito che “la giustizia egiziana” sarebbe stata “rapida”. Ma dopo lo strappo della procura di Roma con il Cairo, data la sostanziale mancanza di collaborazione e il fallimento della via diplomatica (e la volontà dei magistrati italiani di agire in modo autonomo, con le prime iscrizioni nel registro degli indagati nei confronti di cinque poliziotti e agenti della National Security, ndr), Salvini sembra voler liquidare comunque la questione. “Un intervento del governo? Credo che il governo, con tutti i suoi esponenti e il Parlamento, con tutti i suoi esponenti di maggioranza e opposizione, stiano facendo il massimo. Poi purtroppo governiamo in Italia e non in Egitto”, ha tagliato corto.