“Con l’approvazione del decreto sicurezza si stravolge di fatto la Costituzione e l’Italia entra nell’incubo dell’apartheid giuridico”. L’Anpi, a poche ore dal via libera definitivo del provvedimento voluto dal Carroccio e sul quale il governo Lega-M5s ha ottenuto la fiducia, ha lanciato un appello per “una resistenza civile e culturale unitaria”. “Non si può restare inerti”, è il messaggio. A loro ha replicato poco dopo il leader leghista Matteo Salvini: “I nostalgici delle bandiere rosse parlano di ‘incubo’ e invocano la ‘resistenza civile'”, ha scritto su Twitter. “Che paura! L’incubo erano i governi della sinistra, cacciati dagli italiani. Ora tornano finalmente ordine e rispetto. La pacchia è stra-finita!“. Parole di derisione a cui l’Anpi ha risposto direttamente sui social network: “Abbiamo nostalgia della Costituzione, non delle bandiere rosse” è stata la controreplica su Twitter. Anche la Caritas si è unita all’Anpi: “Il vero rischio è aumentare la propensione all’illegalità”. L’associazione Terre des Hommes si è invece rivolta direttamente al presidente della Repubblica per chiedere che non firmi il decreto: “Grande preoccupazione per la condizione dei minori non accompagnati”. Nelle scorse ore a contestare la nuova legge erano stati i sindaci dell’Anci e parte dell’opposizione. Oggi è stato l’ex segretario del Pd Maurizio Martina (candidato alla segreteria in ticket con Matteo Richetti) ha proposto agli altri candidati di raccogliere le firme per un referendum abrogativo ai gazebo delle primarie del Pd del 3 marzo.

A rilanciare la protesta oggi è stata l’Anpi. “È davvero incredibile”, si legge nel testo diffuso dall’Associazione nazionale partigiani guidata da Carla Nespolo, “che sia accaduto un fatto simile, che sia stato sferrato un colpo così pesante al diritto di asilo, all’accoglienza, all’integrazione. A un modello che ha portato ricchezza e convivenza civile a quelle comunità che hanno avuto la responsabilità e il coraggio di sperimentarlo. Questa legge, oltretutto, non risolve affatto il problema del controllo dell’immigrazione clandestina, bensì l’aggrava – come stanno denunciando in queste ore non pochi sindaci, anche del M5s – con un carico di lavoro per i Comuni insopportabile“. Il riferimento è alle critiche dell’Anci, Associazione nazionale comuni italiani, espresse dopo l’approvazione del decreto. “Non si può restare inerti“, conclude il testo. “Non ci si può rassegnare a questo declino, alle pratiche ignobili contro la vita e la dignità dei migranti cui dovremo assistere – ammonisce l’Anpi – Facciamo appello alle coscienze delle cittadine e dei cittadini: che l’indignazione sia permanente, che non manchi occasione di riempire piazze e strade per un’Italia autenticamente umana. Facciamo appello alle forze politiche democratiche: basta divisioni, discussioni stucchevoli, rese dei conti. È ora di una straordinaria assunzione di responsabilità L’Anpi c’è e con lei tante associazioni che continuano nel loro quotidiano lavoro di stimolo sociale e costituzionale. L’umanità al potere! Adesso”.

Parole simili a quelle pronunciate dalla Caritas. “Il vero rischio che ora il Paese corre”, ha scritto il direttore Don Soddu su Famiglia Cristiana, “è quello di aumentare, paradossalmente, la propensione all’illegalità, rendendo più fragile la coesione sociale anche per le famiglie italiane, mentre per le imprese sarà più difficile reperire legalmente manodopera giovane e motivata. La previsione che desta maggiore preoccupazione è certamente l’abolizione della cosiddetta protezione umanitaria”. Il direttore della Caritas ha sottolineato gli effetti negativi che avrà l’intervento legislativo a livello locale: “La conseguenza più evidente sarà un aumento dell’irregolarità sui territori con conseguenze anche in termini di sicurezza. A oggi, infatti, circa 140mila persone titolari di un permesso di soggiorno per motivi umanitari rischiano di cadere o di ricadere in una condizione di irregolarità del soggiorno che li esporrà al rischio di povertà estrema, di marginalità e di devianza. Un altro aspetto che avrà un forte impatto sui territori è il ridimensionamento del programma Sprar”, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.

Infine l’associazione Terre des Hommes ha invece lanciato un appello al presidente della Repubblica perché non firmi il decreto sicurezza e “si possa tornare a un confronto parlamentare che dia ancora una speranza di riscatto a migliaia di minori e giovani migranti, assicurare la piena protezione dei minori migranti ed eviti il rischio di emarginazione e disagio psicofisico, che può sfociare in tragedie o nell’allontanamento dal sistema d’accoglienza per finire nelle mani delle reti criminali”. Terre des Hommes ha espresso in particolare “forte preoccupazione” per le conseguenze del decreto Sicurezza “sui minori stranieri non accompagnati, una categoria di migranti particolarmente vulnerabile che viene gettata in un’inaccettabile incertezza sia giuridica che sociosanitaria dal combinato delle diverse disposizioni della nuova legge”. Nel merito, hanno citato la legge Zampa 47/17: “Aveva appena iniziato a favorire un’armonizzazione del sistema di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati prevedendo”, ha dichiarato Federica Giannotta, responsabile Progetti Italia di Terre des Hommes, “misure atte a favorirne una pronta accoglienza in luoghi adatti all’età e necessità di questi ragazzi, un’assistenza e presa in carico giuridica nonché una cura sanitaria che oggi sono minate nel profondo”. Per Alessandra Ballerini, avvocata e consulente di Terre des Hommes per il progetto Faro “essere privati della protezione umanitaria lascerà senza uno status legale migliaia di richiedenti asilo, tra cui i minori non accompagnati che si ritroveranno in uno stato di estrema vulnerabilità e precarietà, resi così facile preda di ogni tipo di sfruttamento o a rischio di coinvolgimento in attività illegali”. Quindi, ha concluso Terre des Hommes: “La protezione umanitaria va assolutamente mantenuta, in quanto strumento di garanzia, legalità, integrazione”.