Zero emissioni nette a effetto serra con un’Europa a impatto zero sul clima entro il 2050, ma nessuna modifica del target a breve termine per tagliare le emissioni di almeno il 40% nel 2030. Questa la visione strategica presentata da Maros Sefcovic, vicepresidente della Commissione europea e commissario europeo per l’unione energetica e dal commissario al clima Miguel Arias Canete. Si prevede che la scelta delle emissioni zero porterà investimenti per 300 miliardi l’anno, ma affinché questa strategia si concretizzi, è necessario “aumentare gli sforzi”. Così come sottolineato anche nella lettera inviata nei giorni scorsi alla Commissione dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa e da altri nove colleghi di altrettanti Stati, che chiedevano di rivedere anche il target a breve termine per tagliare le emissioni entro il 2030. La strategia presentata dalla Commissione è un passo in avanti: si punta a una Unione europea che guidi la lotta globale al cambiamento climatico per realizzare l’Accordo di Parigi. “L’impatto climatico zero è necessario, possibile e nell’interesse dell’Europa – ha dichiarato Canete – nessun cittadino e nessuna regione europea saranno lasciati indietro”. Per Legambiente si tratta comunque di una “risposta inadeguata”, mentre il Wwf invita a “raggiungere le emissioni zero di carbonio più velocemente, entro il 2040”.

La strategia proposta dalla Commissione europea – L’Ue dovrebbe dunque essere “la prima economia al mondo ad avere zero emissioni nette a effetto serra nel 2050”, per rispettare così gli impegni sul clima di Parigi e contenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto di due gradi. Una necessità, secondo il rapporto Global Warming presentato al recente summit di Incheon-Songdo, in Corea del Sud, dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc). “Non possiamo permetterci il costo dell’inazione” ha avvertito il commissario al clima Miguel Arias Canete, secondo cui la scelta delle emissioni zero “porterà investimenti per 300 miliardi l’anno, un aumento del 2% di Pil entro il 2050, risparmi da 200 miliardi annui in sanità e il 40% in meno di morti premature da smog, oltre a un taglio del 70% dei costi delle importazioni energetiche pari a 2-3mila miliardi di euro fino al 2050”.

La strategia presentata dalla Commissione punta a una Unione europea che guidi la lotta globale al cambiamento climatico 

Gli obiettivi per il 2030 non saranno rivistiBruxelles esclude di rivedere il target di riduzione delle emissioni al 40% per il 2030, come auspicato invece dalle associazioni ambientaliste e dalla lettera inviata da dieci ministri di altrettenati Paesi. Secondo la Commissione, infatti, se correttamente applicato il pacchetto attuale su clima-energia porterà a una riduzione del 45% della CO2 per il 2030 e del 60% per il 2050. Il documento parla chiaro: “La strategia qui proposta non intende lanciare nuove politiche né la Commissione intende rivedere gli obiettivi per il 2030”.

Gli scenari delineati  – Tra gli otto scenari delineati da Bruxelles, solo l’ultimo riesce a raggiungere emissioni di CO2 neutrali da un punto di vista ambientale ed è quello che combina a tutto campo azioni massicce sul fronte di rinnovabili, efficienza energetica, biocarburanti avanzati sostenibili, economia circolare, elettrificazione spinta, uso di idrogeno ed e-carburanti e una mobilità alternativa, oltre al pieno coinvolgimento del settore agricolo e forestale. Combinazioni solo parziali o limitate di sforzi in questi ambiti raggiungerebbero – mostrano gli altri sette scenari – impatti che si fermerebbero all’80, 85 o 90%. Nel documento approvato a pochi giorni dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento climatico del 2018 (COP24), che si terrà a Katowice, in Polonia, a partire dal 2 dicembre, la Commissione Ue ha elaborato tre opzioni che costituiscono la base dei negoziati tra i governi per l’adozione di una strategia climatica europea di lungo termine. La prima opzione prevede una riduzione delle emissioni entro il 2050 dell’80%; la seconda una riduzione del 90% al 2050 con completa decarbonizzazione entro il 2070 e la terza, quella preferita dalla Commissione, prevede zero emissioni nette entro il 2050 con una riduzione delle emissioni del 95% ed il 5% di assorbimenti di carbonio (carbon removals) attraverso azioni agro-forestali.

Greenpeace: “Questo è il nostro momento della verità e il piano della Commissione ci lancia un’ancora di salvezza”

Le azioni da intraprendere – Sono diversi gli step da seguire per trasformare in realtà l’Accordo di Parigi. Massimizzare l’efficienza energetica con edifici a zero emissioni e sviluppo di rinnovabili, trasformare l’industria Ue e usare l’economia circolare come chiave per ridurre le emissioni, sviluppare un’infrastruttura adeguata di reti e interconnessioni intelligenti, sfruttare appieno i benefici della bioeconomia e creare pozzi di assorbimento del carbonio. E ancora elettricità per decarbonizzare completamente le forniture energetiche dell’Europa, una mobilità pulita e connessa e impianti di cattura e stoccaggio di CO2.

Per Legambiente “risposta inadeguata” – Le reazioni degli ambientalisti sono state diverse. La più dura è certamente quella di Legambiente, secondo cui la strategia proposta dalla Commissione europea “è inadeguata rispetto alla crisi climatica che stiamo vivendo e le cui conseguenze, come l’amplificarsi degli effetti di frane e alluvioni, sono sotto gli occhi di tutti”. Sebbene l’opzione zero emissioni nette entro il 2050, preferita dalla Commissione, rappresenti un significativo passo in avanti rispetto alle altre due, per Legambiente “è anch’essa insufficiente”. Per contribuire a contenere l’innalzamento della temperatura entro la soglia critica di 1.5°C, secondo l’associazione l’Europa deve impegnarsi a raggiungere zero emissioni nette entro il 2040. “In Europa e in Italia – spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – ci sono tutte le condizioni per sfruttare appieno le nostre potenzialità economiche imprenditoriali e tecnologiche andando ben oltre il 55% entro il 2030, proposto già da diversi governi europei e dall’Europarlamento”. Per Legambiente è fondamentale che l’adozione del nuovo obiettivo al 2030 avvenga nel Consiglio Europeo del maggio 2019 chiamato ad approvare la Strategia europea di lungo termine.

Più cauti Greenpeace e Wwf – Diversa la posizione di Greenpeace. “Questo è il nostro momento della verità e il piano della Commissione ci lancia un’ancora di salvezza” ha dichiarato la direttrice per la politica climatica ed energetica dell’organizzazione. Secondo il Wwf il piano della Commissione “è un passo necessario per rispondere alla crisi climatica”, anche se, come spiega la responsabile clima ed energia del Wef Italia Mariagrazia Midulla, “dobbiamo raggiungere le emissioni zero di carbonio più velocemente, entro il 2040”. Il Wwf sollecita gli Stati membri dell’Ue a “sostenere l’obiettivo di zero emissioni di carbonio per l’Europa”, reputando che l’approccio migliore e più sicuro sia la rapida diffusione di tecnologie “che già abbiamo a portata di mano” e ritenendo “altamente rischioso affidarsi alla bioenergia unita a una tecnologia di cattura e stoccaggio del carbonio ancora non collaudata su larga scala”.