Ci sono ville, appartamenti, ma anche palazzi di pregio e autorimesse: sono i 14.874 gli immobili confiscati alle mafie e che in base alla legge possono essere riutilizzati a fini sociali. Da oggi i dati di questi beni sono raccolti sul portale ‘Confiscati Bene 2.0‘, realizzato dall’associazione Libera con la collaborazione di OnData e fondazione Tim e presentato oggi a Roma.

Grazie alla legge 109 del 1996, i beni confiscati, una volta sottratti alle organizzazioni criminali, vengono riutilizzati a fini sociali assegnandoli a soggetti (associazioni, cooperative, Comuni, Province e Regioni) in grado di restituirli alla collettività per valorizzarli e riqualificare il contesto culturale, sociale e urbano del territorio.

La piattaforma –  basata su tecnologie open source – ha lo scopo di raccogliere e fornire open data completi, fruibili, aggiornati, tanto sul bene quanto sulla sua destinazione, in una sorta di “monitoraggio civico“. Il portale censisce gli immobili confiscati alle mafie e può essere un punto di riferimento importante per chi è interessato ad operare in questo contesto. Fornisce, infatti, anche indicazioni su bandi e avvisi pubblici per le assegnazioni.

“Nel Dl sicurezza  è stata introdotta la possibilità che i beni che non si riesce ad assegnare vengano venduti. Tale ipotesi non mi spaventa ma occorre monitorare il soggetto che partecipa alla vendita: intervenire solo con la normativa antimafia significa essere ottimisti”, ha detto durante la presentazione Franca Imbergamo, sostituto procuratore della Direzione nazionale Antimafia. Non bisogna infatti dimenticare le “tante possibilità che hanno le mafie di trovare prestanome” visto che “non possiamo permetterci di fare questa scommessa. Ci vorrebbero indagini” ad hoc, sottolinea la magistrata. “Se la norma prevedesse la possibilità di indagare chi c’è dietro quell’acquisto mi sentirei molto più rassicurata”, dice Imbergamo che osserva come non si possa dire ‘no alla vendita “perché è vero che alcuni beni non si riescono ad assegnare proficuamente”, ma la soluzione prospettata dal Dl “non mi sembra adatta”.

Sfogliando le pagine del portale il dettaglio dei progetti: nella maggior parte dei casi, il 72%, i destinatari sono i comuni, circa 9mila, ma i beni sono diventati anche presidio delle forze dell’ordine, carabinieri, guardia di finanza, polizia. Oltre 6mila si trovano in Sicilia, 2.600 in Calabria, circa 2.000 in Campania e 593 nel Lazio.