Anche il Canada dice no alle Olimpiadi 2026: un referendum popolare ha bocciato la candidatura di Calgary, che a questo punto può essere considerata conclusa. Si tratta della stessa edizione invernale a cui punta la coppia Milano-Cortina: l’Italia è sempre più favorita, anche perché è praticamente l’unica rimasta in corsa. In ballo c’è sempre Stoccolma, ma pure in Svezia ci sono problemi politici: per la vittoria italiana sembra solo questione di mesi.

Intanto anche un’altra rivale si è fatta fuori da sola. Calgary non era particolarmente quotata a livello internazionale, ma poteva essere un’alternativa solida per il Cio vista l’esperienza tutto sommato positiva del 1988. In realtà il progetto non è mai decollato veramente, picconato dall’interno da una serie di scandali e tensioni politiche: i dubbi sui costi (molto alti: si parla di circa 3,5 miliardi di euro mentre l’Italia sostiene di poterle organizzare con meno di 400 milioni), la rivelazione di alcuni documenti che dimostravano la sottostima delle spese sottoposte al consiglio comunale, il braccio di ferro tra governo locale e centrale sulle coperture economiche con un accordo trovato solo in extremis. La candidatura era riuscita faticosamente a sopravvivere a tutti questi problemi, ma è stata affossata dal referendum, che pendeva sul progetto come una spada di Damocle e alla fine l’ha effettivamente cancellato.

Il voto è stato piuttosto netto: 56,4% per il no, il sì si è fermato al 43,3%. Alle urne si sono recati 300mila cittadini (vicino al 40%, piuttosto alto per una consultazione del genere), a dimostrazione di una forte partecipazione al dibattito. E di un sentimento popolare di ostilità sempre più diffuso nei confronti dei Cinque Cerchi: il Canada è solo l’ultimo Paese a pronunciarsi in questo senso. L’elenco è lungo: Innsbruck, AmburgoBudapest, CracoviaMonaco, l’ultima era stata Sion. Senza dimenticare le altre (tra cui Boston, e ovviamente Roma) che hanno dato forfait per la contrarietà dell’opinione pubblica. Negli ultimi anni tutti i referendum tenuti in giro per il mondo si sono sempre conclusi con una sonora bocciatura. Per ora la nuova Agenda 2020 che dovrebbe garantire dei Giochi low cost e le assicurazioni del Cio non servono a nulla, o comunque non bastano a convincere i cittadini che hanno ancora negli occhi le spese faraoniche di Sochi 2014 (vero punto di svolta in senso negativo per le Olimpiadi invernali) e i tracolli di Atene e Rio de Janeiro.

Il Comitato olimpico internazionale presieduto da Thomas Bach è disperato, e per questo ancora più grato al Coni di Giovanni Malagò che, tra mille difficoltà, è riuscito a far approvare la candidatura di Milano e Cortina d’Ampezzo. Per l’edizione 2026 a questo punto restano solo Milano-Cortina e Stoccolma: ufficialmente il Canada non è ancora fuori, in teoria il consiglio comunale potrebbe non tener conto dell’esito del voto (solo consultivo), ma il ritiro di Calgary pare scontato. Sarà una gara a due tra Italia e Svezia, con la differenza però che gli scandinavi sono ancora alle prese con la crisi nel formare il nuovo governo e nessuno ha ancora fornito le garanzie, a differenza dell’Italia. A livello internazionale si rincorrono voci per cui il Cio starebbe persino sondando il terreno per eventuali soluzioni d’emergenza nel caso la situazione dovesse precipitare: si è parlato dell’Argentina, o degli Stati Uniti con un nuovo interessamento di Salt Lake City, già olimpica nel 2002. Per adesso a Losanna si leccano le ferite per l’ennesimo schiaffo referendario e incrociano le dita. Le Olimpiadi non le vuole più nessuno. Tranne l’Italia.

Twitter: @lVendemiale

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Calcio, l’attaccante coglie l’attimo perfetto e beffa gli avversari così: la scena è comica

prev
Articolo Successivo

Malagò contro Giorgetti: “Non è una riforma dello sport, ma è l’occupazione del Coni da parte del governo”

next