Stravolgere la riforma sulle banche popolari varata dal governo Renzi nel 2015 con l’eliminazione, de facto, dell’obbligo di adesione delle Bcc ai gruppi unici. Lo prevedono gli emendamenti al Dl fiscale della Lega, depositati in commissione Finanze del Senato, secondo cui le “banche hanno la facoltà di adottare, in alternativa alla costituzione del gruppo bancario cooperativo, sistemi di tutela istituzionale”. Tuttavia il governo resta cauto e, secondo quanto trapela, l’obiettivo è trovare una soluzione condivisa fra le varie forze politiche, anche di opposizione, sulle banche di credito cooperativo. Questa la strada che la maggioranza è pronta a seguire per intervenire sulla riforma delle Bcc, superando anche le proposte avanzate finora, come spiega il ministro per i rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro: “Ragioniamo su varie ipotesi, vedremo la migliore”. Il tema caro, almeno al M5s, è evitare che i gruppi unici siano Spa scalabili: “Rispetto alle riforme del passato che provavano a portarle verso i vari ‘Wolf’ di ‘Wall Street‘, noi vogliamo invece tutelarle nella loro natura“, afferma Luigi Di Maio.

Il governo ha discusso della questione Bcc in un vertice a Palazzo Chigi. “Abbiamo compiuto un’ulteriore riflessione su come tutelare il carattere di mutualità e di territorialità del credito cooperativo alla luce degli sviluppi della riforma delle Bcc, proseguendo sulla strada già intrapresa con l’intervento effettuato nel decreto Milleproroghe, che aveva riscontato generale apprezzamento nel settore, e tutelando la stabilità dei gruppi costituendi”, scrive in una nota la Lega al termine dell’incontro.

Gli emendamenti presentati dal Carroccio in commissione prevedono che, in presenza di alcuni requisiti, le Bcc non siano obbligate ad aderire al gruppo unico. L’obbligo rimarrebbe solo per le banche con un “patrimonio netto inferiore a cento milioni di euro, Common Equity Tier 1 Ratio inferiore a 8 punti percentuali o a diverso limite indicato da Banca d’Italia, un Net Stable Funding Ratio inferiore a cento punti percentuali, un Liquidity Coverage Ratio inferiore a cento punti percentuali e un Non-Performing Loans Ratio superiore a 15 punti percentuali”. Soglie sotto le quali, secondo quanto si ricava dai dati al 30 giugno, non ricade nessuna delle banche di credito cooperativo.

Fra le misure proposte anche che “i componenti dell’organo di amministrazione (della capogruppo, ndr) siano tre, di cui due espressione delle banche di credito cooperativo aderenti al gruppo”, “l’obbligo di istituzione degli Albi delle banche a carattere regionale” e “l’obbligo di adesione al fondo di garanzia e solidarietà” del credito cooperativo “istituito a decorrere dal 1 gennaio 2019”.

“Si sta ragionando su varie ipotesi, vedremo la migliore. Ma al di là dell’esistenza di questi gruppi, credo sia necessario garantire che questi gruppi non diventino, come sono oggi nell’intenzione dell’ex premier, delle Spa scalabili, tra l’altro anche da banche straniere“, dice il ministro Fraccaro, a margine del question time alla Camera. Parole riprese anche da Di Maio: “Le Bcc hanno dato e stanno dando un grande contributo al territorio. Noi vogliamo tutelare la natura delle Bcc rispetto alle riforme del passato che provavano a portarle verso i vari ‘Wolf’ di ‘Wall Street’. Sono rimaste le ultime banche del territorio e vogliamo che rimangano le banche del territorio”. “Stamattina ho letto una mia agenzia che faceva sembrare che si stessero accusando le Bcc di giocare in Borsa: non possono e soprattutto non vogliamo che succeda“, conclude il vicepremier.