Ho cugine Italo saudite che mi hanno raccontato come gli imam controllino che le donne, quando sono in pubblico, siano coperte adeguatamente con il velo e le bastonino in caso di parti scoperte. A Novara dall’inizio di novembre è in vigore un regolamento che prevede multe da 100 a 500 euro nel caso si indossino abiti che turbano il ‘comune senso del pudore’ ovvero succinti. La regola è stata inserita in un documento volto a tutelare il decoro cittadino che vieta anche di sostare davanti a locali, a meno che non si stia in ‘appositi spazi’, di vendere bevande in contenitori di vetro, etc. La misura ha fatto infuriare i gestori dei locali pubblici e dei negozi, che rischiano di perdere la clientela ma anche le latterie, che non potranno più vendere il latte nelle bottiglie di vetro e dovranno reperire altri contenitori. 

Il documento è stato voluto dall’assessore alla sicurezza Mario Paganini che, d’accordo con la polizia municipale, lo ha presentato come il “necessario aggiornamento del vecchio regolamento”. Il precedente, infatti, risaliva agli anni ’30 anche se con l’aggiornamento pare non si sia andati oltre il 1931. Il primo cittadino di Novara è noto per aver negato il patrocinio al gay pride lo scorso aprile dopo aver vietato corsi in piscina per i migranti. Quando si attraversa un momento di arretramento civile e culturale si colpiscono sempre donne, neri e omosessuali, e altri soggetti portatori di ‘negritudine’.

Dubito infatti che multeranno uomini in canottiera e calzoncini dato che il bigottismo è soprattutto a sesso unico e il corpo che suscita ‘peccato e tentazione’ nell’ossessione sessuofobica dei patriarchi, il corpo da controllare, terreno su cui si gioca la repressione che poi coinvolge altri soggetti, è quello femminile.

Chissà come la polizia municipale decreterà lo standard del codice di abbigliamento novarese. Circoleranno per le strade con un metro da sarta misurando, novelli imam, la lunghezza delle gonne, lo scavo delle scollature e si consulteranno se un abito fascia troppo per capire se c’è violazione del regolamento municipale? Intimeranno ‘copriti’ alle donne scostumate come avviene per le strade di Ryad? E a quale comune senso del pudore dovrebbero fare riferimento? A quello del sindaco Alessandro Canelli (sostenuto, durante la sua corsa alla poltrona di primo cittadino, da Fratelli d’Italia), o a quello dell’assessore Paganini o ancora a quello dei vigili chiamati a censurare gonne e shorts?

Queste ordinanze però non riguardano solo Novara o la Lega. Per capire di più sarebbe utile leggere Contro il decoro – L’uso politico della pubblica decenza di Tamar Pitch, filosofa e sociologa femminista, che analizza le ordinanze dei sindaci sceriffo che negli ultimi anni, nel nostro Paese, hanno fatto regolamenti a tutela del ‘decoro cittadino’ per limitare comportamenti che non hanno rilevanza penale. Comportamenti che riguardano soprattutto: donne, immigrati, nomadi, lavavetri, prostitute, senza tetto, giovani che formano gruppi in strada dove socializzano o semplicemente perdono tempo.

“I ricchi e i potenti – spiega Pitch – non hanno bisogno di imporsi regole di decoro. Anzi, il loro valore si manifesta nell’ostentazione non solo di beni costosi, ma di uno stile di vita che a sua volta esibisce l’assoluta noncuranza verso i limiti imposti a tutti gli altri. Dove l”indecenza’ è ciò che conviene ai molto ricchi, il decoro è ciò che viene proposto e imposto a un ceto medio impoverito e impaurito e a tutti coloro i cui desideri e passioni non sono facilmente incanalabili verso il consumo di merci. Il decoro giustifica politiche nazionali e locali volte a tenere a bada i giovani, le donne, i migranti, e a indirizzare paure e scontento”. La funzione del ‘decoro’ è simile a quella  del tappeto sotto cui si nasconde la polvere: quella polvere sa di paura, controllo, dominio e repressione. 

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