Il governo moltiplica gli investimenti pubblici con l’obiettivo di sostenere l’economia. Nella manovra 2019 ci sono più dei 3,5 miliardi indicati dal Tesoro all’interno della nota di aggiornamento al Def: stando al testo inviato al Parlamento, per l’anno prossimo l’esecutivo ha stanziato in tutto 5,9 miliardi creando un fondo per il rilancio degli investimenti delle amministrazioni centrali e uno per gli enti territoriali. Si tratta del primo passo di un più ampio piano di investimenti pubblici (circa un centinaio di miliardi) da realizzare entro il 2034. Tuttavia questa sorta di piano Marshall per le infrastrutture del Paese rischia di partire a singhiozzo. Ci vorrà infatti del tempo per mettere in campo progetti cantierabili. Inoltre, all’interno delle amministrazioni potrebbero non esserci sempre le competenze necessarie.

Non a caso il governo ha pensato alla creazione di una nuova struttura: la Centrale per la progettazione delle opere pubbliche con cui le amministrazioni centrali e gli enti territoriali dovranno stipulare un’apposita convenzione. Tutti passaggi che naturalmente richiederanno tempo. A partire già dalla creazione della Centrale che verrà istituita presso l’Agenzia del demanio, ribattezzata Agenzia del demanio e della programmazione. La nuova struttura potrà contare su una dotazione di un centinaio di milioni a partire dal 2019, ma dovrà assumere le figure professionali adeguate ai nuovi compiti. “Per consentire lo svolgimento dei predetti compiti viene autorizzata l’assunzione, a tempo indeterminato a decorrere dal 2019, di un massimo di 300 unità di personale, almeno per il 70% con profilo tecnico, e nei limiti del 5% con qualifica dirigenziale – si legge nella relazione tecnica -. Per garantire l’immediata operatività, limitatamente alle prime 50 unità di personale, l’Agenzia può procedere al reclutamento attingendo dal personale di ruolo, anche mediante assegnazione temporanea, con il consenso dell’interessato, sulla base di appositi protocolli d’intesa con le amministrazioni pubbliche e per singoli progetti di interesse specifico per le stesse amministrazioni, con oneri a carico della predetta Agenzia”.

Per il governo la nuova Centrale sarà quindi uno snodo fondamentale per facilitare l’accesso ai fondi pubblici. In parallelo è prevista anche la nascita di Investitalia, una “struttura di missione per il supporto alle attività del presidente del Consiglio di coordinamento delle politiche del governo e dell’indirizzo politico e amministrativo dei ministri in materia di investimenti pubblici e privati“. Tra i compiti della struttura, che potrà dotarsi di personale “anche estraneo alla pubblica amministrazione” individuato con procedure pubbliche, ci sono l’analisi e la valutazione di programmi di investimento, la verifica degli stati di avanzamento dei progetti infrastrutturali, l’elaborazione di studi di fattibilità dei progetti e pure la “individuazione di soluzioni operative”. Anche in questo caso però i tempi non saranno rapide perché per istituirla servirà un provvedimento successivo, un decreto del presidente del Consiglio, “sentita la conferenza unificata” Stato-autonomie locali.

Entrando nel dettaglio degli stanziamenti previsti fino al 2023, la dotazione per le amministrazioni centrali ammonterà a 2,9 miliardi nel 2019. La cifra salirà poi a 3,1 miliardi nel 2020 per arrivare a 3,4 miliardi l’anno nel periodo 2021-2033. In totale, quindi, gli enti locali avranno la possibilità di accedere ad una cinquantina di miliardi fra il 2019 e il 2033. Il primo anno sarà però certamente di rodaggio visto che il testo prevede che i fondi siano ripartiti sulla base dei progetti da finanziare entro il 31 gennaio 2019. Le amministrazioni dovranno poi procedere celermente perché se i soldi non verranno utilizzati, lo Stato potrà revocare gli stanziamenti che potranno essere diversamente indirizzati. Non a caso il documento prevede che le amministrazioni beneficiarie presentino entro il 15 settembre di ciascun anno una descrizione sullo stato di attuazione degli interventi nell’ambito di una specifica attività di monitoraggio.

Per quanto concerne invece gli investimenti per gli enti territoriali, il governo ha assegnato 3 miliardi per il prossimo anno. Lo stanziamento raggiungerà i 3,4 miliardi nel 2020, ma scenderà a 2 miliardi nel 2021 per poi risalire oltre i 3 miliardi fino al 2033 (1,5 miliardi sono previsti anche per l’anno successivo). Complessivamente quindi, nei prossimi sedici anni, gli enti territoriali potranno accedere a poco meno di cinquanta miliardi. Come spiega il testo, il denaro dovrà essere speso “per lo sviluppo infrastrutturale del Paese, in particolare nei settori di spesa dell’edilizia pubblica, inclusa la manutenzione e sicurezza, della manutenzione della rete viaria, del dissesto idrogeologico, della prevenzione rischio sismico e della valorizzazione dei beni culturali e ambientali”. Alla fine dell’ondata di investimenti, l’Italia avrà finalmente svecchiato le infrastrutture. E possibilmente, nel mezzo, anche potenziato la crescita. O almeno questa è l’attuale previsione del governo gialloverde.