È ancora il Giro d’Italia oppure è divenuto il Giro della Padania? Gli organizzatori hanno infatti deciso di far piegare il manubrio ai ciclisti, in occasione della 102esima edizione (l’11 maggio prossimo avrà inizio) appena dopo aver toccato San Giovanni Rotondo, forse per la rituale benedizione di Padre Pio. Più a sud del nord della Puglia non si arriva. Ed è vero che le Alpi sono dall’altra parte, e che il Mortirolo, il Gavia, il Ghisallo si trovano lassù, e che le risalite, dopo le discese ardite, sono il cuore della corsa, però l’Italia è un po’ più lunga di quella disegnata. E’ vero anche che il Nord è più ricco e chi vuole ospitare una tappa deve sganciare quattrini, ed è vero che Rcs, storica organizzatrice del giro, aveva offerto a Matera la possibilità di inaugurare la corsa al costo di 500mila euro, ed è vero che Matera ha rifiutato dichiarandosi con le tasche vuote. Ed è infine vero che, secondo un recente studio degli uffici di analisi economica del Senato, il Mezzogiorno resta l’area più vasta, spopolata e arretrata d’Europa, ed è vero che le sue strade sono piene di buche, infragilite da continue frane, ingobbite dai dossi. Però, secondo la vecchia cartina geografica in nostro possesso, l’Italia finisce in Sicilia non a Terracina, com’è stato invece deciso.

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