Dopo quattro giorni la Guardia di Finanza ha ispezionato la sede di Casapound in via Napoleone III a Roma. La perquisizione – saltata il 22 ottobre in seguito all’opposizione dei militanti del movimento – è stata disposta dalla procura generale della Corte dei conti per accertare un eventuale danno all’erario dovuto all’occupazione, che prosegue dal 2003, dello stabile in zona stazione Termini. L’operazione “si è svolta nella massima tranquillità“, ha scritto su Twitter il leader di Casapound, Simone Di Stefano. “Come da verbale redatto risultano 18 abitazioni, una sala conferenze e una portineria. Niente uffici o altre cose inventate dai media. Vi è andata male. Niente bagni di sangue“, ha aggiunto, riferendosi alla minaccia che sarebbe stata rivolta ai militari dagli occupanti durante il primo tentativo di perquisizione. In seguito all’episodio sono state iscritte nel registro degli indagati venti persone.

Una minaccia poi smentita da stesse fonti della magistratura contabile, che però avevano parlato di “atteggiamento molto duro di chiusura” da parte dei militanti, che pure, fino al giorno precedente, avevano manifestato “apertura e disponibilità”. Il presidente di Casapound, Gianluca Iannone, aveva negato in modo categorico qualsiasi intimidazione nei confronti delle Fiamme gialle: “Ci siamo limitati a concordare le modalità per un controllo nello stabile che avvenisse nel rispetto dei diritti e della sicurezza delle famiglie in grave stato di emergenza abitativa che vi risiedono”, ha fatto sapere. “Quando ci siamo resi conto che non era possibile garantire minime condizioni di dignità per i residenti vista l’inopportuna presenza di una folla di telecamere, ci siamo limitati a chiedere che si rinviasse”. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha negato che lo stabile occupato da Casapound, inserito nella lista dei 73 edifici da sgomberare stilata dall’ex commissario Francesco Paolo Tronca, sia vicino ad essere liberato: “Sarà data precedenza ai quattro edifici pericolanti”, ha detto.

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