L’annunciato fondo per il ristoro dei risparmiatori danneggiati dalle banche in violazione degli obblighi informativi sarà nella legge di Bilancio e verrà alimentato con 525 milioni l’anno dal 2019 al 2021, per un totale di oltre 1,5 miliardi. Alessio Villarosa (M5s) e Massimo Bitonci (Lega), i due sottosegretari all’Economia che stanno curando il dossier, hanno quantificato mercoledì le risorse messe a disposizione spiegando anche la discrepanza rispetto alle cifre contenute nelle tabelle del Documento programmatico di bilancio. In cui le misure di ristoro sono cifrate zero nel 2019 e 360 milioni l’anno nel 2020 e 2021. Forza Italia ha attaccato parlando di “bugie” da parte del governo.

Villarosa e Bitonci hanno chiarito che il Dpb indica le erogazioni di cassa tenendo conto “dei tempi tecnici di istruttoria” e del completamento delle procedure, aggiungendo che quelle indicate nel documento sono risorse aggiuntive rispetto a quanto già indicato nel tendenziale della Nota di aggiornamento al Def. Nella Nadef quindi, ipotizza l’agenzia Reuters, ci sarebbero altri 200 milioni di euro “evidentemente previsti dal precedente governo”. In ogni caso, continua Reuters, “le erogazioni prevedibili per il 2019 non supereranno 250 milioni, di cui solo 50 di nuova finanza”. Soldi che dovrebbero arrivare dal fondo che raccoglie i conti dormienti di depositanti bancari e di sottoscrittori di polizze, una volta andati in prescrizione. La possibilità di attingere a quei conti maturerà ai primi di novembre, quando inizieranno a scadere i termini per l’esigibilità delle somme relative ai primi conti non movimentati da 10 anni.

Il governo ha promesso i rimborsi alle vittime di tutti i crac. Quindi Veneto banca e Popolare di Vicenza più le quattro banche poste in risoluzione a fine 2015: Banca Etruria, Marche, CariFerrara e CariChieti. Il ristoro, secondo la legge attuale, spetta a chiunque abbia subito un “danno ingiusto, riconosciuto con sentenza del giudice, con pronuncia dell’Arbitro per le controversie finanziarie (Acf)” o con altra pronuncia arbitrale.

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