Lo Squalo dello Stretto è tornato. La notizia che tutta l’Italia ciclistica attendeva è arrivata. Vincenzo Nibali e nuovamente il corridore da battere, in ogni gara, che sia corsa a tappe o grande classica. Purtroppo il francese Thibaut Pinot ci ha preso alla lettera e lo ha battuto, staccandolo e andando a vincere il Giro di Lombardia.

Il Mondiale di Innsbruck era un miraggio, e forse lui stesso ne era consapevole, le due settimane successive hanno dato alcuni segnali incoraggianti, quelli inconfutabili sono arrivati oggi sul Muro di Sormano, ancora più forti sul Civiglio fino a che s’è spenta la luce, a poche centinaia di metri dallo scollinamento. Poi il capolavoro tattico al termine della salita di Monte Olimpino, appena raggiunto e prontamente ripartito, sfruttando anche il lavoro dei compagni Jon Izagirre e Domenico Pozzovivo, oggi in grande spolvero e Franco Pellizzotti all’ultima corsa della carriera (in bocca al lupo per la carriera in ammiraglia).

Un secondo posto, quello nella “classica delle foglie morte” che dovrà essere trampolino di lancio per la prossima stagione, da affrontare con la stessa grinta di sempre e con la speranza che possa riscuotere il suo credito con la fortuna. Dalla caduta al Tour de France le incognite erano tante, anche legate al possibile ritorno alla competitività di un atleta alla soglia dei 34 anni. Tutte fugate perché cuore e testa sono state quelle del campione, le gambe ancora no ma sono le armi più facili da affilare in un inverno da dedicare agli allenamenti. La Milano-Sanremo da bissare? Il Giro da conquistare pera terza volta o il sogno finora proibito della Liegi Bastogne Liegi? Vedremo e non vediamo l’ora di rivederlo vincere, a modo suo. Tanto di cappello a Thibaut Pinot, predatore di questa ultima parte di stagione, ma siamo onesti, anche questo secondo posto, per Vincenzo Nibali ha un profumo molto simile a quello della vittoria.