Devo risalire alla primavera del 1987 e al congresso di Rimini del Psi (quello de “I meriti e i bisogni”) per riprovare l’emozione e l’entusiasmo che mi ha regalato il Congresso nazionale della Associazione Luca Coscioni, svoltosi dal 5 al 7 ottobre alla Statale di Milano. Per tre giorni scienziati, professori universitari, medici e avvocati si sono alternati con i “semplici” militanti della Associazione, convenuti da tutta Italia per discutere di quella che è la ragione sociale della Associazione (la libertà della ricerca scientifica, soprattutto in medicina) e dei tanti diritti conquistati, da conquistare e comunque sempre da difendere.

Il quadro che esce dalla tre giorni di Milano (interamente reperibile sul sito di Radio Radicale alla voce “Riascolta”) ci mostra due aspetti contrastanti.

Il primo è quello della arretratezza dell’Italia nel campo della ricerca scientifica. Andrea Boggio, professore di Scienze legali nella Bryant University di Boston e nostro dirigente, ha tratto dalle maggiori ricerche mondiali il malinconico dato per cui l’Italia conquista solo il 26esimo posto sui 46 Paesi esaminati. Per questo ci battiamo con decine di scienziati, fra cui il suo presidente Michele De Luca, uno dei massimi esperti di cellule staminali a livello internazionale, e con esponenti delle istituzioni, come la senatrice a vita Elena Cattaneo.

Il secondo – di segno positivo – è dato dal contributo (spesso determinante) che l’Associazione ha dato e dà alla difesa dei diritti civili già esistenti ed alla conquista di nuovi spazi di libertà. L’elenco delle battaglie sarebbe troppo lungo, ma voglio ricordare almeno le due che hanno maggiormente impegnato l’Associazione negli ultimi anni:

1. lo smantellamento della medioevale “Legge 40” sulla procreazione medicalmente assistita e di molti dei suoi crudeli divieti, dovuto ad una serie di sentenze italiane (fino alla Corte Costituzionale) ed europee: sentenze conquistate dal nostro segretario, Filomena Gallo, determinatissimo avvocato di famiglia;

2. l’approvazione della legge sul testamento biologico: una riforma che offre agli italiani la possibilità di scegliere quali terapie accettare e quali rifiutare e che giudico non meno importante di quelle relative al divorzio e all’aborto.

Ma mi hanno colpito ancora di più le battaglie a livello locale su un tema a noi caro da sempre: la realizzazione di programmi di eliminazione delle barriere architettoniche, che praticamente murano vivi nelle loro case un milione e mezzo di disabili gravi. Le notizie arrivate al Congresso sono come l’eco di una guerriglia condotta da dirigenti e militanti della Associazione in diverse parti d’Italia, trovando giudici “umani” che hanno condannato piccoli e grandi enti locali e società di trasporto (fra cui Comune di Roma e Atac) a pagare i danni ai disabili danneggiati dalle “barriere”. E poi i nostri ginecologi, che si battono contro gli obiettori, inducendo il presidente del Lazio Zingaretti a far approvare una legge che riprende la nostra proposta di concorsi – per i reparti ospedalieri in cui si pratica l’aborto – destinati solo ai medici che si dichiarino “non obiettori”.

L’ultima mattinata del Congresso ha costituito un vero e commovente “evento”, per la presenza in sala della madre del dj Fabo, Carmen, una donna semplice e coraggiosa, e per quella festosa di due splendidi bambini nati solo grazie all’abbattimento di due articoli della legge 40 che avrebbero impedito la loro venuta al mondo. Tifo fa stadio e commozione per Carmen e per i genitori dei due bambini, coppie fertili che per la legge 40 non potevano accedere alle tecniche di fecondazione assistita per poter fare indagini genetiche preimpianto ed evitare un aborto. A Carmen ho detto che grazie al coraggio di Cappato, di Fabo e dei suoi familiari molti malati non saranno più costretti, per poter finalmente morire, a suicidarsi come fece nel 2004 mio fratello Michele, malato terminale di leucemia, e come fanno ogni anno mille malati senza speranza. Mi ha abbracciato e ci siamo concessi un momento di profonda commozione.

Sempre nella mattinata, ho avuto la gioia di ascoltare gli splendidi interventi di tre studenti universitari: dunque, c’è un futuro assicurato per la nostra associazione. Uno di loro ha chiesto alla Associazione di reagire con vigore alla continua invadenza della Chiesaa partire dal suo Pontefice, onnipresente su stampa e televisioni – contro i diritti per cui ci battiamo. Ho preso la palla al balzo per proporre la costituzione di un gruppo di lavoro sulla laicità della politica e dello Stato, per la cui organizzazione ho dato la mia piena disponibilità, anche in vista del 90esimo anniversario del Concordato, ormai prossimo (11 febbraio 2019).

Ho detto che si è trattato di “un evento” – e spero di aver sommariamente spiegato perché – per sottolineare la gravità della quasi totale assenza della stampa (non parliamo della Tv), sempre più disinteressata a tutto ciò che non è attualità politica e gossip, sempre più esitante nel sostenere le battaglie più difficili. Manderò questo post – per quel che conta – ai miei colleghi giornalisti che si occupano di salute e di diritti civili, nella speranza di farli sentire un poco in colpa e magari di sollecitare i loro direttori ad una maggiore attenzione su temi che interessano gli italiani molto più di quanto si creda.