C’è un esposto di sei pagine depositato nei giorni scorsi in Procura che potrebbe riscrivere la storia e il futuro del porto turistico di Marina d’Arechi a Salerno, progettato dieci anni fa da Santiago Calatrava, una delle archistar di cui fece incetta Vincenzo De Luca durante le giunte che disseminarono di opere pubbliche la città. L’esposto è firmato dagli ambientalisti di Italia Nostra e dal gruppo di cittadinanza attiva ‘Figli delle Chiancarelle’ e racconta una storia strana. Una storia fatta di carte progettuali scomparse, denunce di smarrimento, lavori che dovevano andare in un verso e sarebbero andati in tutt’altra direzione, che dovrebbero proseguire e che forse potrebbero essersi fermati per sempre. Un paragrafo è dedicato a una vicenda forse non penalmente rilevante, ma di sicuro interesse pubblico per le valutazioni di opportunità del caso: l’assunzione a tempo indeterminato nel consorzio Marina d’Arechi srl, la società che ha realizzato e gestisce il porto turistico, della figlia del dirigente della Regione Campania che ha firmato la concessione. Nell’esposto se ne parla in termini prudenti. Ma gli accertamenti svolti da ilfattoquotidiano.it, che ha consultato fonti qualificate, hanno consentito di appurare che l’assunzione della figlia del dirigente regionale è avvenuta nel 2011, in un periodo coincidente con il rilascio dei provvedimenti firmati dal padre.

E’ solo un tassello della storia, forse il meno interessante sotto il profilo del giudizio urbanistico. Perché la denuncia degli ambientalisti si concentra sulle presunte difformità tra il progetto e i lavori effettivamente svolti. Si legge che il porto turistico, secondo quanto approvato in conferenza dei servizi e vincolante per il concessionario, doveva essere un ‘porto isola’ separato da terra da un braccio di mare, e collegato soltanto con un ponte. Invece è stato collegato da una colmata, una sorta di diga. Il ponte avrebbe potuto evitare i fenomeni di erosione e di insabbiamento poi avvenuti. Si è infatti formata una spiaggia, e paradossalmente una società collegata a Marina d’Arechi ne ha chiesto ed ottenuto la concessione demaniale. Secondo i firmatari dell’esposto, il ponte che non c’è era un “presupposto essenziale” del progetto e del suo iter autorizzativo. Alle spalle del porto e lungo la linea di costa erano previsti un edificio da adibire a servizi, giardini, verde pubblico attrezzato. Nulla di tutte queste cose, una parte importante del progetto di Calatrava che avrebbe dovuto conferire anche qualità architettonica all’intervento, sono state finora realizzate “e probabilmente non lo saranno mai più” mentre “tutte le aree destinate alla libera fruizione risultano inaccessibili al pubblico”.

Ad inquietare gli autori dell’esposto c’è la circostanza che la documentazione dei progetti di realizzazione del porto turistico è sparita. Gli ambientalisti ne hanno chiesto copia in commissione Trasparenza, ma il fascicolo risulta smarrito dagli archivi del Comune. Pende una denuncia dell’amministrazione contro ignoti. In Soprintendenza, invece, esisterebbe solo una documentazione parziale. “Nonostante le rassicurazioni del Soprintendente Francesca Casule che ci ha ricevuti”, spiegano Raffaella Di Leo di Italia Nostra e Vincenzo De Simone dei Figli delle Chiancarelle “siamo ancora in attesa di poter visionare l’intera pratica. Ed è significativo che il Comune di Salerno, sprovvisto della documentazione, è di fatto rinunciatario dei poteri di vigilanza e di controllo su un progetto non ancora ultimato”.

Chi ricorda il rendering di presentazione del progetto sa che sul mare di Salerno si è creata una situazione molto diversa. Quello che fu descritto come uno dei porti turistici più belli e funzionali del Mediterraneo, sorto grazie a un investimento privato – l’azionista principale di Marina d’Arechi srl col 70% è il gruppo del cavaliere Agostino Gallozzi, il resto è Invitalia – ha causato una profonda trasformazione dei luoghi, forse in gran parte imprevedibile. Intanto Marina D’Arechi srl ha già investito 80 milioni di euro nella parte infrastrutturale a mare, che è terminata. E i risultati si sono visti e ottenuti. L’estate appena conclusa ha registrato numeri da record: 102 arrivi di mega yacht (navi da diporto di lunghezza superiore a 30 metri) fino al solo mese di luglio, con soste medie di tre giorni. Salerno è un porto molto ambito per il turismo del diporto extralusso: si può prendere il largo verso Capri, Ischia, Positano, Amalfi, Sorrento. I dati si sono triplicati rispetto agli stessi periodi dell’estate 2017.

Sabato il Marina d’Arechi ha ospitato l’inaugurazione della terza edizione del Boat Show, la fiera degli espositori delle barche di lusso. Alla presenza di Gallozzi, Calatrava (che ha confermato l’inizio di una ‘fase 2’ del progetto e dei lavori, da adattare alle modifiche naturali intervenute), del presidente di Invitalia Domenico Arcuri e del governatore della Campania Vincenzo De Luca, il sindaco di Salerno Vincenzo Napoli ha definito il loro porto turistico “una delle opere più importanti della trasformazione urbana di De Luca, prima da sindaco di Salerno ed oggi da presidente della Regione Campania”. De Luca, il governatore ringalluzzito dalla recente assoluzione nel processo per il Crescent, l’enorme edificio a forma di mezzaluna progettato da Ricardo Bofill che ha stravolto la skyline del lungomare di Santa Teresa. L’inchiesta partì da un esposto di Italia Nostra. Gli stessi che sono tornati in Procura per Marina d’Arechi.

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