C’è poco da scherzare quando al governo, nel ruolo di vicepresidente del Consiglio e di azionista ormai di maggioranza e in quello delicatissimo per la libertà di tutti gli italiani di ministro dell’Interno, c’è un personaggio come Matteo Salvini. Un politico spregiudicato e senza freni. Un ministro “irresponsabile”, poco amante delle regole istituzionali, un uomo più attento alle platee social che al bene degli italiani.

L’ultima che ha fatto offre la misura del soggetto. In sintesi. Odiando Mimmo Lucano, si aggrappa a tutto pur di dimostrare che il sindaco di Riace è un criminale odiato dalla sua gente. Il suo nutrito e costoso staff, che ormai si sovrappone e sovrasta la schiera di dirigenti e alti funzionari del Viminale, gli ha offerto un video di una tv privata calabrese. Una manna. Perché davanti alle telecamere c’è un cittadino di Riace che parla e dice quello che il ministro vuole sentire.

Lucano è un bluff, altro che simbolo di accoglienza, il sindaco non pensa ai riacesi poveri. Solo ai neri. Video che il ministro brandisce come un manganello su Facebook e Twitter (le sue stanze preferite) che gli serve per randellare a dovere i suoi nemici: Boldrini e le migliaia di persone che sabato scorso hanno invaso Riace per dimostrare solidarietà a Lucano e per dire che un’altra Italia (quel 40% che non ama lui e il suo governo del cambiamento) c’è e lotta. Migliaia di like che hanno gonfiato ulteriormente il già imbolsito ego del ministro. Che si è fidato del suo staff e del suo algoritmo (che non a caso si chiama La Bestia), senza mai preoccuparsi di capire chi fosse quel signore intervistato e trasudante indignazione.

Si tratta di uno che ha avuto a che fare con la ‘ndrangheta del posto, che si è fatto intestare beni e interessi di una cosca, che è stato in galera e ha ricoperto la carica di vicesindaco del comune prima dell’avvento di Lucano. Salvini non ha incaricato un funzionario del Viminale per capire, né ha alzato il telefono per chiamare il questore di Reggio Calabria per informarsi, meno che mai la Guardia di Finanza che ha indagato sugli affari della cosca di riferimento dell’indignato cittadino. No, ha fatto dei post.

E allora, come fidarsi di un ministro così, come non ritenerlo un pericolo vero per la convivenza civile, come non allarmarsi per le iniziative che mette in campo? Salvini è irrefrenabile, nessuno riesce a contenerlo, né il premier Conte – un Re Travicello sempre sorridente – meno che mai l’altro vicepremier, Luigi Di Maio. E lui va avanti, puntando a scegliersi un altro nemico da abbattere a colpi di post e fiumi di like che avvelenano la democrazia e la libertà degli italiani.

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