Il premio Nobel per la pace 2018 è stato assegnato a Nadia Murad, attivista yazida vittima dell’Isis, e Denis Mukwege, ginecologo congolese impegnati da anni contro gli stupri di guerra, “per i loro sforzi per mettere fino all’uso della violenza sessuale come arma in guerre e conflitti armati”. I due sono stati scelti all’interno di una lista di 216 persone e 115 organizzazioni. “Quello che mi è accaduto non l’ho subito da sola, ma insieme alla mia comunità”, raccontava Nadia Murad, in questa intervista del 2016, registrata durante la sua visita a Roma per l’audizione presso il comitato sui diritti umani alla commissione Esteri della Camera dei deputati. “Era un’azione contro più di seimila donne, ragazze e bambine yazida. Ci hanno costretto a convertirci all’Islam. Ci hanno stuprato. Eravamo una merce di scambio, ci trattavano peggio delle bestie”. “Sono stata in Grecia e Macedonia – racconta ancora – e ho incontrato i più di 50mila profughi provenienti dall’Iraq, la Siria e l’Afghanistan. Ci sono anche 3000 yazidi tra di loro”, spiegava. “Vengono in Europa perché vedono qui il loro futuro e la protezione da morte e dal terrore che hanno visto. L’esodo di massa non è una cosa positiva, ma l’Europa avrebbe dovuto interessarsi di più alla causa di questi profughi. Le frontiere vengono chiuse di fronte a loro. Se non possono accoglierci, chiediamo almeno azioni che possano proteggerci nelle nostre terre”.

di Angela Gennaro e Riccardo De Luca

Intervista pubblicata per la prima volta su Donne sul web 

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