Auguro a Feltri di non ammalarsi a Napoli, ma di stare attento. Perché se io pensassi e facessi un titolo in prima pagina sul fatto che questa è una città in cui c’è il colera non ci verrei”. Lo scrittore Maurizio De Giovanni commenta così il titolo di apertura del quotidiano Libero, “Torna il colera a Napoli“, incentrato sul caso della malattia infettiva che ha colpito mamma e figlio originari del Bangladesh di ritorno da un viaggio nella loro terra. L’autore de I bastardi di pizzofalcone si è rivolto direttamente al direttore Vittorio Feltri, in visita oggi alla città partenopea per presentare un libro.

De Giovanni ha poi aggiunto: “Mi auguro che ci sia un avvocato meridionale che prenda in mano la situazione e faccia causa a questo giornalaccio. Io non riesco a immaginare che si possa andare in edicola e tirare fuori anche 10 o 20 centesimi, per comprare un giornale del genere. Non è la prima volta che accade, credo sia un modo molto facile di raccattare becero consenso e ottusa attenzione da parte di imbecilli”.

A fare da corredo al titolo centrale anche un occhiello, “Lo hanno portato gli immigrati”, e uno specchietto sul ricordo storico dell’epidemia di colera del 1973. Allora, però, le persone colpite furono oltre 900 e non 2. Un titolo che non è piaciuto neanche all’Ordine dei giornalisti della Campania. “È l’esempio di come non si fa giornalismo”, ha scritto su Facebook il presidente Ottavio Lucarelli. L’indignazione è scattata anche via Twitter. Tra i cinguettii quello di Chef Rubio che ha definito il giornale “Buono neanche pe appiccia’ r foco”.

Il fatto risale a martedì 3 ottobre. Madre e figlio originari del sud-est asiatico vengono ricoverati all’ospedale Cotugno di Napoli con la diagnosi di colera: una malattia infettiva che causa diarrea la cui trasmissione può avvenire per ingestione di acqua o di alimenti contaminati dal batterio, oppure per via diretta in condizioni igienico sanitarie precarie. Poche ore dopo il ricovero, i medici del Cotugno rassicurano che “la situazione è sotto controllo” e l’Istituto superiore della sanità sottolinea che “essendo due casi di importazione, il rischio di diffusione non c’è”. Oggi le condizioni mediche della mamma e del neonato sono in miglioramento. Dal contagio sembrerebbero esclusi i parenti dei due pazienti che rimangono però sotto osservazione per ulteriori accertamenti.

Una situazione che “non desta preoccupazioni” come ha sottolineato con un comunicato il direttore scientifico dell’Inmi (Istituto nazionale malattie infettive) Spallanzani di Roma, Giuseppe Ippolito. “I casi sono sotto controllo. La presenza di colera in paesi poveri – ha ricordato Ippolito – è direttamente associata a un generale stato di povertà e di degrado con carenza di acqua potabile e a inadeguate condizioni sanitarie. I due casi di colera, in una donna e nel figlio di due anni, rientrati da poco dal Bangladesh, ed attualmente ricoverati presso l’ospedale Cotugno di Napoli sono i primi dopo ben 10 anni dal precedente di Milano del 2008″.

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