Altro che cambio del nome o ‘cene‘ tra dirigenti. Dalla manifestazione di Piazza del Popolo a Roma, dalla quale il Pd cercherà di ripartire, è la base che ha invitato il partito a ritrovare l’unità perduta tra le continue polemiche interne. Ma non solo: i militanti chiedono un’opposizione credibile al governo M5s-Lega. E un cambio della classe dirigente, anche in vista del prossimo Congresso. “Cambio del nome? Non serve, forse sarebbe soltanto un pretesto per non cambiare i contenuti”, spiegano in coro gran parte dei militanti. “Sembra logoro, ma non è quello il problema”, rivendicano invece i meno ostili alla proposta.
Certo, è il mancato rinnovamento interno, dopo la batosta elettorale, il punto critico per molti elettori dem: “Il cambio? Si è fatto troppo poco”, c”è chi spiega. Altri sono più netti. Ma, in vista delle prossime primarie interne, ora a tenere banco è la discussione su chi sarà il prossimo leader. Al momento in campo c’è soltanto il presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti. E l’area renziana? Se l’ex segretario nega di volerci ripensare, il pressing resta pure sull’ex ministro Graziano Delrio. Ma anche il diretto interessato continua a smentire di voler correre.
Così tra i militanti c’è chi resta disorientato, tra chi invoca il “ritorno” dello stesso Renzi e chi, invece, spera sull’unica candidato attualmente in campo: “Zingaretti è un nome che mi piace”. Altri addirittura sperano: “Spero che resti l’unico”. Ma i nomi che vengono invocati sono tanti, da Teresa Bellanova fino all’ex premier  Paolo Gentiloni. Ma è sempre Renzi a dividere i militanti. “Deve fare un passo indietro”, c’è chi è convinto, al di là delle dimissioni date dopo la sconfitta elettorale dello scorso 4 marzo. “Sono pronto a seguirlo anche fuori dal partito”, spiegano altri. Così, c’è chi teme pure il fantasma di una nuova scissione, questa volta di matrice renziana, magari dopo la prossima Leopolda
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