Il messaggio è chiaro: il popolo del Pd chiede unità ai suoi dirigenti. Lo dimostrano i cori scanditi a più riprese sotto il palco dai militanti accorsi alla mobilitazione di piazza del Popolo, a Roma. Settantamila persone, secondo gli organizzatori. “Unità” è la parola ripetuta dal segretario Maurizio Martina e dai leader delle diverse correnti, a partire dai due ex presidenti del Consiglio Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. “Contro i #ladridifuturo” e “Per l’Italia che non ha paura”. Con questi slogan, il Pd è sceso in piazza per la prima volta in opposizione al governo Lega-M5s. Nella Capitale sono arrivate migliaia di persone mentre sul palco durante il pomeriggio sono saliti – oltre a Martina – esponenti della società civile, operai e disoccupati. Il primo intervento è stato affidato a Federico Romeo, presidente del municipio di Valpolcevera a Genova, la zona in cui si trovava il ponte Morandi. Poi è toccato a una mamma che ha raccolto firme con una petizione per l’obbligatorietà dei vaccini, un operaio Ilva e persone impegnate nella lotta al caporalato.

di Manolo Lanaro e Alberto Sofia

L’intervento del segretario Martina – “Piazza del Popolo c’è. Come sempre, la nostra gente ci sa stupire. Soffre e lotta, si mette in gioco e partecipa. Questa piazza è per l’Italia”, ha detto il segretario del Partito Democratico prima di salire sul palco da dove, criticando la manovra (“zero investimenti e condono per gli evasori”), ha attaccato Giovanni Tria. “Se non ha dignità di tenere la posizione, vada a casa“, ha detto riferendosi alla volontà del titolare dell’Economia di tenere il rapporto deficit/pil sotto il 2 per cento, superata dalla linea Salvini-Di Maio. Due ministri “che fanno i piromani”, li ha definiti. E quando ha pungolato il capo del Viminale sui 49 milioni di euro da restituire rateizzati dalla Lega, i militanti hanno risposto con il coro “onestà, onestà”. Le critiche a Di Maio sono invece piovute sull’esultanza al balcone dopo l’approvazione della nota al Def (“Roba da repubblica delle banane”) e sull’elezione di Marcello Foa alla presidenza della Rai: “In queste ore il M5S ha sigillato un inciucio sulla Rai con Salvini e Silvio Berlusconi – ha detto Martina – Di Maio ha sigillato un nuovo contratto. Dov’è il cambiamento quando Berlusconi è un pezzo del potere che si sta consolidando. Di Maio ha fatto il cameriere ad Arcore“. Poi l’appello agli elettori di sinistra che il 4 marzo non hanno votato Pd: “Abbiamo capito, abbiamo capito. Adesso però dateci una mano. Ci avete dato una lezione. Allora più unità, più ascolto, meno arroganza e meno vanità”.

Renzi: “Fermare deriva venezuelana” – Presente anche l’ex segretario Matteo Renzi, protagonista di un abbraccio con Paolo Gentiloni e lo stesso Martina, che ha annunciato il suo arrivo con un tweet: “Lottare colpo su colpo. E organizzare forme di resistenza civile contro la deriva venezuelana di Di Maio e Salvini. L’Italia è stata resa grande dal lavoro, dal sudore, dalla fatica e non dall’assistenzialismo. Non lasciamo il futuro a chi vuole vivere di condoni e sussidi. Senza paura, amici”. Per il candidato alla segreteria e governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, si tratta di una “bellissima piazza”: “La destra non si illuda: siamo qui, tantissimi, per l’Italia. Per fermare chi la sta prendendo in giro”.

I cartelli contro Michele Emiliano: “Cacciatelo” – A piazza del Popolo sono presenti migliaia di militanti e cittadini che hanno raggiunto la Capitale per la manifestazione dei dem. Un signore mostra il cartello “Con questo Governo di incapaci solo le menzogne sono veraci”. Molte le t-shirt con la scritta ‘Per l’Italia che non ha paura’, lo slogan della mobilitazione, e tante bandiere dell’Unione Europea. Qualcuno ha anche esposto un cartello contro il governatore della Regione Puglia: “Cacciate tutti gli Emiliano dal partito – si legge – Se sei d’accordo firma qui”.

Zingaretti: “Dovere di dialogare con base 5s” – “C’è un corpo elettorale che oggi modifica più rapidamente le proprie idee e il M5S può darsi abbia delle fratture al suo interno. Mi auguro che chi non è d’accordo con il Governo di destra esca dal M5S e sicuramente saremo pronti a dialogarci”, ha detto a margine della manifestazione il capogruppo dem al Senato, il renziano Andrea Marcucci, aprendo alla cosiddetta ala sinistra dei pentastellati. Dei Cinque Stelle ha parlato anche Zingaretti, rispondendo indirettamente a Renzi che lo aveva “accusato” di ambiguità nei confronti dei pentastellati: “”I 5 stelle li ho sconfitti due volte, non sono parte della mia identità, ma rivendico il dovere dialogare con una immensa base elettorale che la lasciato il nostro partito e che ha colto nel M5s un approdo, che non voglio diventi permanente”, ha risposto il candidato alla segretaria in collegamento a Mezz’ora in più, su Rai 3. “Dobbiamo fare politica, cambiare politiche economiche e prendere in mano il tema di una nuova Europa. Un conto è picconare l’Europa, un altro conto è avere coraggio ammettere che questa Ue ha perso la forza della sua identità – aggiunge – Fra il 2005 e 2008 l’identità unitaria si è affievolita”.

Delrio e Calenda si sfilano: “Non ci candidiamo” – Il tema del congresso e delle primarie è stato un filo conduttore di molte delle dichiarazioni a margine dei big del Partito Democratico. Con l’ex ministro Graziano Delrio, indicato come potenziale candidato dei renziani, che si è smarcato: “Io non parteciperò. Io sono in campo per aiutare la nostra classe dirigente. Va messa in campo una nuova classe dirigente“. Nessun impegno in prima persona anche per Carlo Calenda, altro collega del governo Gentiloni: “Non mi presento come segretario di un partito che penso vada superato”, ha detto. Aggiungendo che il Pd ha pagato “un approccio di eccessiva arroganza, non di eccessiva responsabilità. Questo è stato l’errore madornale che abbiamo compiuto. Dobbiamo continuare a dire cose serie, in un momento del Paese che è molto rischioso”.

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