Chi lo implora: “Ritirati”. Chi sbotta: “‘Un ti si regge più”. Matteo Renzi posta su facebook il video della sua intervista a Otto e mezzo e le reazioni non sono tutte devote, da tifosi di curva. Tutt’altro. Che il clima nei confronti dell’ex presidente del Consiglio e segretario del Pd non sia propizio non lo si ricava solo da facebook o dai sondaggi, ma anche dai risultati dei congressi del Partito democratico in Toscana, la prima regione ad aver aperto le danze congressuali. L’ex premier ha schierato un calibro da novanta, l’europarlamentare Simona Bonafè, una delle tre portavoce delle primarie del 2012 (le altre due erano Maria Elena Boschi e Sara Biagiotti, ex sindaca di Sesto Fiorentino ora finita nell’ombra), contro il semi-sconosciuto piombinese Valerio Fabiani, esponente della sinistra zingarettiana. A prima vista sembra un trionfo, una rinascita dell’ex dirigenza democratica. Ma basta un colpo di zoom per capire che la storia è parecchio diversa. I risultati – a metà del giro di giostra dei congressi di circolo – non sono per niente esaltanti. Nonostante il “Brava Simo…”, che Renzi ripete come un mantra perché la Toscana è la sua terra, e da qui vuole ripartire per il suo rilancio nazionale dopo il botto elettorale del 4 marzo scorso.

Certo, la Bonafè è destinata a vincere facile contro Fabiani. Dopo 272 circoli si attesta intorno al 72 per centro contro il 32 del rivale, quindi grossomodo si può dire che su dieci iscritti Pd che vanno a votare, 7 sono renziani. Il problema, per il Pd e per Renzi, è però un altro. Gigantesco: solo uno iscritto su tre si sta recando a votare. Da Firenze a Pisa in tutta la Toscana, ex regione rossa e renziana, si registra un crollo dell’affluenza alle urne. Domina lo spaesamento e la disaffezione. Al circolo Boncinelli, Firenze sud, dove sventola anche la bandiera di Rifondazione, Luigi, un democratico folgorato sulla via della Damasco renziana, ora racconta che non ne può più: “Litigano tra di loro per le poltrone mentre continuano a perdere. E il prossimo anno, alle elezioni comunali, rischiano di consegnare Firenze, la città di Fabiani e La Pira, ad un leghista…”.

A Firenze e paesi limitrofi il renzismo sembra reggere. Qui la Bonafè schiaccia l’avversario, ma appena dal capoluogo si va nella Toscana dalle forti tradizioni rosse o nelle città della costa i dati sono diversi e preoccupanti per i renziani. A Sesto Fiorentino ad esempio Fabiani segue a ruota la Bonafè: il 47 per cento di voti il primo e il 53 per cento la seconda. Nell’Empolese, dove il sindaco Pd di Castelfiorentino Alessio Falorni ha lanciato una petizione sulla sicurezza per arginare l’onda salviniana che ha inondato anche la Toscana rossa, Fabiani si difende bene.

Due brutte notizie per Renzi. Oltre al crollo dell’affluenza e alla disaffezione degli iscritti, le votazioni dei congressi lasciano infatti intuire che le dinamiche del voto del 4 marzo scorso non sono cambiate, il copione è lo stesso: il Pd renziano resiste nelle città ricche e nei loro centri urbani, ma nelle periferie o nei Paesi attraversati dalla crisi economica il malcontento resta intatto e solo la sinistra interna può in parte intercettarlo. Insomma il 4 marzo, la Waterloo di Renzi, è ancora vicina e brucia come una ferita difficile da cicatrizzare.

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