Per ricordare Antonino Saetta e Rosario Livatino in città è arrivato addirittura il procuratore nazionale antimafia. Ma Canicattì, comune di 35mila abitanti in provincia di Agrigento, ha snobbato l’incontro. Ad ascoltare Federico Cafiero De Raho c’erano al massimo una quarantina di persone. “È preoccupante l’assenza dei cittadini a un incontro come quello di oggi pomeriggio in cui si parla di legalità, giustizia e lotta alla mafia in un territorio in cui sono stati uccisi due magistrati di Canicattì ed è forte la presenza della mafia e della criminalità. Per questo su Canicattì ci sarà un’attenzione particolare del mio ufficio”, ha detto il numero uno della direzione nazionale antimafia. Invitato a fare dal relatore al convengo organizzato sabato 22 settembre dal presidio di Libera “Vincenzo Mulè” di Raffadali, dalle  associazioni “Tecnopolis”, Amici del giudice Rosario Angelo Livatino e dall’omonimo ufficio di Postulazione. De Raho ha parlato dal teatro sociale di Canicatti, una struttura che può contenere fino a trecento persone. Ma che è rimasta quasi vuota.

“Vedere una platea composta da una quarantina di persone tra cittadini, amministratori locali e forze dell’ordine è preoccupante; non c’è la città ma peggio non c’è il tessuto sociale, culturale e le agenzie educative. Mi scoraggia e mi riporta indietro di 15 anni ai tempi di Casal di Principe“, ha aggiunto il procuratore antimafia. Erano presenti il vice presidente nazionale di Libera, Enza Rando, il prefetto di Agrigento, Dario Caputo, e di don Giuseppe Livatino, postulatore della causa di canonizzazione del giudice Livatino. E poi il sindaco Ettore Di Ventura, il presidente del consiglio comunale ed alcuni rappresentanti e delegati dei vertici provinciali delle forze dell’ordine. Ma non c’erano magistrati o esponenti politici regionali eletti sul territorio. il sindaco Ettore Di Ventura, il presidente del consiglio comunale ed alcuni rappresentanti e delegati dei vertici provinciali delle forze dell’ordine.

“Assenze pesanti che il procuratore De Raho ci ha sbattuto in faccia  che ci riportano alla triste realtà in cui siamo sprofondati. La scarsa società civile superstite in città ed in provincia farà la sua parte senza condizionamenti e senza compromessi”, dicono alle agenzie di stampa gli organizzatori. E dire la “settimana della Legalità giudici Saetta- Livatino” – dedicata alla memoria dei due magistrati uccisi da Cosa nostra – ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica da parte di Sergio Mattarella. Un riconoscimento che aveva aggiunto prestigio alle iniziative organizzate ormai da circa 30 anni dalle associazioni per fare memoria e testimonianza del sacrificio del presidente di sezione della corte d’appello a Palermo, Antonino Saetta, trucidato assieme al figlio Stefano il 25 settembre 1988, e del giudice Rosario Livatino, ucciso il 21 settembre 1990. Evidentemente, però, gli abitanti della zona hanno preferito trascorrere il week end in un altro modo.

 

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