È ormai chiaro come il sole. Mentre oggi si estendono, a mo’ di compensazione cosmetica, i diritti civili dell’individuo dal legame sociale spezzato (l’oltreuomo post-borghese e post-proletario), procede con solerzia l’opera di annientamento dei diritti sociali e del lavoro. Ossia dei diritti materiali, connessi alle forme della comunità sociale borghese e proletaria. E ciò avviene peraltro con l’approvazione delle masse lobotomizzate e manipolate dallo spettacolo mediatico permanente, le quali sono disposte ormai a difendere sempre e solo ciò che non riguarda il nesso di forza economico di tipo classista e a considerare i rapporti secondo le parole e le categorie imposte dai signori della precarizzazione liberal-mondialista.

Nel quadro del capitalismo flessibile (per la cui analisi ci permettiamo di rimandare al nostro Storia e coscienza del precariato, Bompiani 2014), l’ideologia dei diritti civili in assenza di quelli sociali rivela la sua duplice efficacia. Per un verso, distrae le masse dalla rimozione in atto dei diritti sociali. E, per un altro, in maniera convergente, le convince surrettiziamente che le sole rivendicazioni degne di essere intraprese riguardino la sfera dei diritti civili dell’io individuale concepito come atomo energetico portatore di illimitata volontà di potenza consumistica nella cornice del sistema dei bisogni concorrenziale vissuto come fato inemendabile: l’ideologia dei diritti civili in assenza dei diritti sociali accredita, favorisce e glorifica il nuovo profilo dell’oltreuomo post-borghese, post-proletario e ultra-capitalistico, l’homo globalis denazionalizzato e sciolto da ogni comunità etica, libero di muoversi concorrenzialmente nell’atomistico sistema dei bisogni senza confini, monade consumista e desiderante senza frontiere.

Nell’abbandono dei diritti civili e nell’adesione esclusiva a quelli civili si registra la metamorfosi kafkiana delle sinistre. Che sono divenute partiti radicali di massa, secondo la previsione di Augusto Del Noce, profeta inascoltato. E infatti si alleano – è storia recente – con la Bonino e con i partiti radicali del libero spinellaggio.
Il tradimento ai danni delle classi lavoratrici è integrale.

Se nel 1994, in Destra e sinistra, Bobbio poteva ancora identificare nell’uguaglianza la categoria di riferimento delle sinistre, nel 2010 Carlo Galli, in Perché ancora destra e sinistra, ravvisava nella difesa dell’individuo contro i vincoli comunitari incondizionatamente di destra il vero ubi consistam delle forze del quadrante sinistro della politica: era, di fatto, realizzato il teorema di un economista che poteva disinvoltamente – e ormai con ragione – sostenere che “il liberismo è di sinistra”, essendo ormai quest’ultima completamente deproletarizzata e priva di riferimenti al mondo etico del lavoro (diritti sociali, ammortizzatori sociali, previdenza, tutele sindacali, ecc.), mera rappresentante dell’individualismo concorrenziale liberal-libertario detentore di merci e di diritti civili, ossia dei diritti del consumatore individualizzato e cosmopolita.

Tale è oggi la cultura post-proletaria dei diritti civili dell’individuo proprietario e dal legame sociale spezzato. Tali sono le lotte per i diritti civili dell’individuo desocializzato e sradicato dal concreto mondo lavorativo, ossia i diritti astratti dell’uomo già sottoposti a critica da Marx in Sulla questione ebraica. Coerente con l’antropologia dell’insocievole socievolezza, l’individualismo cosmopolita dei diritti universali è funzionale alla condizione delineata in Sulla questione ebraica, in cui l’uomo “è il membro immaginario di una sovranità fantastica, è spogliato della sua reale vita individuale e riempito di una universalità irreale”, quella, appunto, dei diritti umani dell’homo globalis.

La funzione ideologica, individualista e ultracapitalistica, delle lotte per i diritti civili fu bene sottolineata anche da Pasolini. Il quale così aveva scritto per il Congresso Radicale a cui avrebbe dovuto partecipare il giorno dopo il suo omicidio: “La massa degli intellettuali che ha mutuato la lotta per i diritti civili rendendola così nel proprio codice progressista, o conformismo di sinistra, altro non fa che il gioco del potere: tanto più un intellettuale progressista è fanaticamente convinto delle bontà del proprio contributo alla realizzazione dei diritti civili, tanto più, in sostanza, egli accetta la funzione socialdemocratica che il potere gli impone abrogando, attraverso la realizzazione falsificata e totalizzante dei diritti civili, ogni reale alterità. Dunque tale potere si accinge di fatto ad assumere gli intellettuali progressisti come propri chierici. Ed essi hanno già dato a tale invisibile potere una invisibile adesione intascando una invisibile tessera”.

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