I vostri figli adolescenti sono sempre attaccati allo smartphone? E voi spegnetelo a distanza! Non è una battuta, è l’estrema sintesi di una nuova funzione introdotta da Google nel software di controllo parentale Family Link, disponibile anche in Italia da maggio. Questa e altre novità saranno disponili questa settimana in tutto il mondo, e fra le tante cose nuove sta facendo discutere la possibilità per i genitori di spegnere il telefono dei figli, a distanza. Tecnicamente parlando non è una procedura complicata, anzi, basterà usare l’assistente vocale e dire: “Hey Google, blocca il dispositivo di Giorgia”. Nel giro di 5 minuti il telefono di Giorgia si bloccherà.

Un provvedimento forte, non c’è che dire. Sempre che riusciate ad attuarlo. Non pensiate infatti che basterà un’app per risolvere le criticità dell’età adolescenziale e i conflitti che ne derivano fra voi e vostri figli. Entrando nel dettaglio di questa novità, infatti, emerge che all’atto dell’attivazione dovrete incassare il consenso dei ragazzi maggiori di 13 anni.

Un passaggio che non è necessario oggi, perché l’app Family Link è focalizzata sui minori di 13 anni (almeno in Italia). Con loro si può arbitrariamente approvare o proibire l’installazione di app, limitare l’orario d’uso dello smartphone e di altri dispositivi mobili, monitorare tempo e soldi spesi, bloccare o impostare il blocco programmato in determinate ore del giorno, e altro.

I maggiori di 13 anni (bisognerà vedere quale età sarà stabilita in Italia) invece hanno la facoltà di scegliere, tramite software, se accettare o meno l’attività di supervisione di mamma e papà. Ricordando tuttavia che se l’adolescente decide di disabilitare la supervisione dopo che è stata abilitata, il suo telefono si bloccherà automaticamente per 24 ore, e che verrà notificata l’azione ai genitori. Questi ultimi non hanno alcuna facoltà di cambiare le password dei dispositivi dei loro ragazzi, cosa che invece possono fare con i minori di 13 anni.

Genitori e figli adolescenti con lo smartphone. Crediti: Depositphotos

 

Se siete delusi e vi state chiedendo a questo punto “a che cosa serve” lo strumento di controllo, è bene ricordare che la base dell’impianto educativo, secondo le linee guida moderne, è il dialogo, non il pugno di ferro. Nel comprare lo smartphone ai figli, si dà per inteso che i genitori dovrebbero aver stabilito che l’uso di questo strumento è un privilegio e non un diritto, che ci sono delle regole da seguire, e che le regole vengono stabilite dai genitori. Dovrebbero aver spiegato ai ragazzi, prima di consegnarglielo, che i dati e la posizione dell’utente (quindi dell’adolescente) sono tracciati a prescindere dal controllo parentale, quale tipo di contenuti debba o non debba essere installato, visto e condiviso, eccetera.

Insomma, uno smartphone non è un trenino di legno che si scarta e di usa, dovrebbe essere “presentato” con tutti i pro e i contro, e sottoposto preventivamente a regole di gestione cristalline e ben precise. È difficile? Certo, crescere i figli è sempre difficile, per tutto, non solo per colpa dello smartphone.