Pd da sciogliere e da rifondare? Non esiste per nulla al mondo. Io personalmente mi ci metterò col corpo contro. E’ un’idea semplicemente folle, tanto più se proviene addirittura da un gruppo dirigente delegittimato. Il Pd è una grande comunità politica di persone in carne e ossa, non ha proprietari e non è una società per azioni. Nessuno può pensare di sciogliere il Pd e poi salvare se stesso“. Così, ai microfoni di Radio Radicale, il deputato Pd, Francesco Boccia, commenta la proposta del presidente dem, Matteo Orfini. In una intervista rilasciata a Sonia Martina, il parlamentare analizza brevemente la cronistoria della crisi del Pd: “Abbiamo subito una sconfitta clamorosa, senza appello. Normalmente nelle grandi democrazie, quando accade questo, i protagonisti di quella sconfitta si ritirano dalla politica, lasciando spazio alle nuovi generazioni, indipendentemente dall’età, visto che la distruzione del progetto politico è avvenuta per mano di quarantenni. Con la segreteria Renzi la rottamazione a un certo punto si è trasformata nell’eliminazione, a volte quasi fisica, sul piano politico di qualsiasi avversario e di qualsiasi persona che avesse posizioni diverse da quelle del segretario. E l’ultimo congresso” – continua – “ha proprio rafforzato intorno a Renzi un certo gruppo dirigente, che poi è stato eletto in Parlamento, tranne una sparuta minoranza. Ci sarebbe stato bisogno di un gesto di generosità da parte di tutti loro e invece la follia alla quale assistiamo è di un gruppo di persone che continua a negare la realtà. Il merito del centrosinistra negli anni scorsi è stato saper tenere insieme gli ultimi con una parte della borghesia italiana. Oggi quel legame è saltato. L’esplosione del M5s nel 2013 non doveva essere un monito o un allarme, ma un allarme rosso, che invece è stato sottovalutato”.

E rincara: “Sotto il 25% il Pd non sarebbe mai andato, se almeno, e non era sufficiente, si fosse tenuto l’elettorato di sinistra. E invece Renzi, sulla scia di questa domanda di cambiamento, che ha interpretato effettivamente nel 2012-2013, ha poi iniziato una sorta di regolamento di conti con il passato, causando un volontario distacco di gran parte di elettori di centrosinistra, che poi hanno preferito i 5 Stelle. Così questi elettori hanno dato una lezione a noi, puntando a una rottura totale col Pd. Rottura che nessuno s’aspettava che potesse portare addirittura a rafforzare Salvini, cosa che però qualcuno tra noi aveva previsto, quando facemmo di tutto per evitare che si saldasse l’accordo di governo tra Lega e M5s. Renzi” – prosegue – “a un certo punto ha utilizzato la rottamazione come clava, ha regolato conti, ha fatto fuori persone. Quando ti ritrovi fuori dal partito, addirittura non più iscritti, personalità come Prodi, Veltroni, Letta, Bersani, Civati, è necessario riflettere. Quando andiamo in Europa e facciamo passare come nostri amici Juncker e la Merkel, che sono due esponenti della destra europea, è chiaro che la gente capisce che qualcosa non funziona. Abbiamo avuto primi ministri che con Juncker ci sono andati a braccetto. Ma noi con lui non abbiamo nulla in comune”.

Boccia è granitico sulla necessità del congresso: “Va convocato, soprattutto per rispetto nei confronti degli elettori. Qualcuno dice che verrà indetto dopo le elezioni europee? Sarebbe una cosa gravissima. Se avvenisse, sarebbe un golpe. Il congresso va fatto subito, c’era un impegno assunto in assemblea nazionale. Martina si era impegnato a covocarlo entro ottobre e sono sicuro che lo farà. I giochini, le scorciatoie, i tatticismi, che percepisco in queste ore, devono assolutamente terminare.Mi auguro che si superi la cultura del renzismo, che è diventato sinonimo di arroganza e di establishment

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