Insulti, scritte omofobe (sgrammaticate) e svastiche sono state lasciate sui muri della Scuola Cultura Popolare alla periferia nord di Milano, in via Bramantino. I vandali sono entrati nella sede nella notte tra venerdì e sabato. La scuola, che si occupa anche di progetti di integrazione per migranti, avrebbe dovuto riprendere le attività in questa settimana. A denunciare il fatto su Facebook è l’associazione “Sentinelli di Milano“, che nella mattinata di domenica si è messa a lavoro, assieme a famiglie di volontari che gestiscono la scuola, per ripulire le pareti delle aule. Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco Giuseppe Sala, che vede l’attacco alla scuola come un “voler ostacolare il futuro del nostro Paese”. “Non possiamo più tollerare gesti come questo: da milanesi continuiamo a credere in una città aperta, solidale e profondamente democratica” ha concluso Sala su Facebook.

“Ormai sembra un bollettino di guerra. Ogni giorno un raid con svastiche, croci celtiche, minacce, pestaggi, intimidazioni” così l’associazione antifascista e arcobaleno su profilo Facebook. Non solo svastiche e insulti, ma anche disegni osceni, un tentativo fallito di scrivere il nome di Allah in arabo e anche un “W Salvini“. Tutte le aule sono state devastate da scritte con vernice rossa e banchi, sedie e materiali rovesciati per le stanze.

Dopo i dovuti rilievi delle forze dell’ordine, le famiglie dei volontari si sono messi all’opera per rimediare ai danni subiti. “Ormai è sdoganato tutto. Tutto” ha scritto su Facebook Luca Paladini, membro del’associazione. “Oltre il gesto mafio-fascista, da notare le scritte accanto le svastiche” commenta la notizia l’ex consigliere del comune di Milano Fabio Galesi “Abbiamo un ministro degli interni che inneggia violenza”. E continua poi sul suo profilo Facebook sostenendo che “un gesto ignobile e allarmante” deve essere condannato “da tutte le forze democratiche del Paese”.