Nessuna pressione da parte di Autostrade per ammorbidire il parere del Cesi sul livello di sicurezza del Ponte Morandi. E’ questo, in sintesi, ciò che ha dichiarato Enrico Valeri, responsabile del coordinamento viabilità di Autostrade, ai magistrati che stanno indagando sul disastro di Genova. L’uomo, sentito come persona informata sui fatti, è stato il primo interrogato nell’ambito dell’inchiesta sul crollo. “Da parte di Autostrade non c’è stata alcuna pressione né è stato chiesto di ammorbidire la versione dello studio; non si sarebbero mai prestati a una cosa come questa”, ha detto Valeri ai giornalisti uscendo dal Palazzo di Giustizia del capoluogo ligure.

La notte del 14 agosto, dal Cesi, nota società di consulenza ingegneristica e strutturale, parte una mail urgente diretta proprio alla casella di Valeri. Il contenuto è uno studio realizzato dalla società nel 2016 sulla sicurezza del Ponte Morandi e commissionato da Autostrade un anno prima. Sulla casella mail di Valeri arriva però un documento diverso da quello consegnato ad Aspi nel 2016: il dettagliato studio precedente, realizzato da Ismes, una controllata di Cesi, conteneva precise indicazioni di allarme, mentre il file ricevuto da Valeri poche ore dopo il crollo del ponte contiene una postilla che spiega il disastro con “probabili fatti collegati al progetto originario”.

Una incongruenza che ha attirato l’attenzione degli investigatori, dal momento che i tecnici di Cesi, riscontrate delle anomalie, avevano consigliato un “monitoraggio costante e dinamico” della struttura. Da qui il dubbio su possibili pressioni esercitate da Autostrade per l’Italia sui tecnici del Cesi. Pressioni smentite da Valeri durante l’interrogatorio di oggi.

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