“C’è umiliazione e vergogna da cittadini per lo Stato che ha firmato quelle concessioni ad Autostrade”. E per prima cosa un politico “che firma contratti di quel tipo va chiamato a parlarne”. Poi: “Se il governo è davvero quello del cambiamento le revochi”. Ovvero “metta a gara e si ritorni a un ruolo proprio dello Stato”. Dal palco della Festa del Fatto Quotidiano in corso nel parco della Versiliana, i tre professori ed esperti di finanza pubblica e infrastrutture Marco Ponti, Giorgio Ragazzi e Ugo Arrigo hanno parlato della tragedia del crollo del ponte Morandi tracciando una valutazione su quello che è stato fatto e quello che, secondo loro, dovranno fare i nuovi inquilini al governo. Intervistati dall’inviato del Fatto Antonio Massari, i tre hanno ripercorso le vicende degli ultimi anni e dato la loro visione sulle mosse più urgenti da affrontare.

Al centro della discussione naturalmente la contestata concessione ad Autostrade e le proroghe fatte dal ministero dei Trasporti: “Quando Autostrade era dell’Iri”, ha ricostruito Giorgio Ragazzi, consulente ed ex docente di Scienza delle finanze e autore del libro “I signori delle Autostrade”, “costruirono la Milano-Napoli in sei anni e inventarono il Telepass. L’autostrada dell’Iri non era percepita come un carrozzone inefficace: mi ha meravigliato l’esponente del Pd che ha dato questa definizione e solo ieri da qui si è esposto contro le nazionalizzazioni (Nicola Zingaretti intervistato da Peter Gomez ndr). Era una struttura efficiente”. E ha continuato: “La società dei Benetton che ha preso la quota di controllo nella privatizzione dopo appena 3 anni, ha fatto indebitare la società Autostrade per 7 miliardi: si è ripresa l’investimento. Nel 2003 i Benetton si sono trovati senza aver più messo una lira con una società che aveva davanti 35 anni di concessione e che fa mediamente tra i 7, 8, 900 milioni l’anno di utili netti. Di fronte a una cosa così madornale. Io mi trovo in una situazione di umiliazione e vergogna come cittadino di fronte a uno Stato e a una classe politica che hanno fatto un accordo di questo genere”. In particolare, Ragazzi ha parlato dell’ex ministro Pd ai Trasporti: “Delrio è quello che ha concesso proroghe a tutti: Autobrennero, Gavio, Serenissima, Benetton. Non so più chi mancasse. Assistiamo a un susseguirsi di ministri e di governi che non fanno altro che perpetuare questo sistema con nuovi regali. Mi chiedo chi mai ci sia in questi ministeri. I ministri sono probabilmente occupati nei problemi di partito e non guardano i numeri”. E con un mezzo sorriso il professore di Economia applicata al Politecnico di Torino e neoconsulente del Ministero dei Trasporti Marco Ponti ha aggiunto: “Alla fine del suo mandato Delrio disse ‘mi spiace se su Autostrade non ho fatto abbastanza’. Forse intendeva non ho fatto abbastanza proroghe”. E ha aggiunto: “Se qualcuno deve andare in galera è chi ha firmato quei contratti”. Poi si è corretto: “Va bene, c’è la presunzione di innocenza. Ma parliamo di responsabilità: la prima è per danno erariale. Un funzionario pubblico che firma contratti di quel tipo, occorrerebbe almeno chiamarlo a parlarne”.

Rimane aperta ora la questione di come procedere. “Si parla in astratto”, ha continuato Ragazzi, “di quelli favorevoli o sfavorevoli alla nazionalizzazione senza tener conto il ruolo dei concessionari. Cosa fanno questi concessionari? Visto che la nostra è una rete matura, l’unico investimento possibile è la terza o quarta corsia. Il resto è manutenzione. Se non esiste uno Stato capace di fare manutenzione, allora chiudiamo tutto”. Una posizione specificata meglio da Ponti: “Anch’io sono per l’abolizione del sistema concessorio”, ha detto. “Ma non vedo un ruolo improprio dello Stato. Lo Stato devo controllare la sicurezza e pianificare il sistema stradale”. Ovvero: “Non si torna al pubblico. Si torna alle funzioni proprie dello Stato, la pianificazione e il controllo, poi si va in gara. Non occorrono concessioni cinquantennali: basta fare gare periodiche. Quello che può fare il mercato lo deve fare il mercato. Ma la concessioni quarantennali sono l’antitesi di una qualche pressione concorrenziale. Non bisogna essere pericolosi comunisti per dire: lo Stato deve tornare a fare il suo mestiere“.

A favore della nazionalizzazione è anche Ugo Arrigo, docente di Economia Politica e Finanza Pubblica all’Università di Milano Bicocca: “Sono favorevole. E’ una concessione asimmetrica, di fatto chi l’ha sottoscritta esonera Autostrade da qualsiasi conseguenza economica dei suoi comportamenti. Io sono la controparte, posso fare tutto quello che voglio e i profitti me li devi pagare. Io, in un mio recente articolo sul Fatto Quotidiano, ho fatto alcuni esempi. Immaginiamo il contratto di lavoro dell’ex comandante Schettino se fosse stato regolato dal contrato di Autostrade: Costa crociere avrebbe potuto licenziarlo dopo la tragedia solo se gli avesse pagato tutti gli stipendi fino alla pensione”. Quindi ha chiuso rivolgendosi all’attuale governo Lega-M5s: “Se lo Stato vince la causa con Autostrade per la revoca della concessione non dovrà dare neanche un centesimo. Io credo che se è un governo del cambiamento deve revocare la concessione: gli elettori si aspettano che lo revochino“.

A conclusione del dibattito si è anche parlato di Grandi opere. E della famosa analisi costi-benefici che il nuovo esecutivo intende fare caso per caso: “E’ utile”, ha dichiarato Arrigo. “Ma nel caso delle Grandi opere preferisco quella costi-ricavi. L’analisi costi-benefici monetizza anche le cose che non daranno esborso. Io per quanto riguarda la Tav Torino-Lione non sono contrario all’opera: se un privato lo vuole fare a suo rischio e pericolo la faccia pure. Ma sono scettico sul farla fare allo Stato là dove il traffico non c’è. Per fare una grande opera, deve esserci una domanda sopra o sbaglio?”.

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